Il Tirreno

Pisa

Lo scenario 

Religioni unite per l’umanità nella piazza senza turisti

G.B.
Religioni unite per l’umanità nella piazza senza turisti

Benotto richiama la bellezza di Piazza dei Miracoli «simbolo non solo per Pisa, ma per tutto il mondo». Che, però, al momento ne è escluso

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Pisa

Ci sono dei silenzi che lo sono più di altri. In Piazza dei Miracoli la pandemia ha fatto diventare l’assenza di rumori una costante. È rimasto sono il soffiare del vento e il cinguettio degli uccelli, ma ieri sono cessati anche quelli quando l’arcivescovo, l’imam e il pastore hanno pregato in silenzio perché il «Dio di tutti ci salvi dal coronavirus». Tutto si è fermato in quei pochi minuti in cui Giovanni Paolo Benotto, Mohammad Khalil e Daniele Bouchard hanno recitato in silenzio le preghiere delle rispettive fedi.

È stato il momento più alto della giornata di preghiera per l’umanità proclamata dall’Alto comitato per la Fratellanza umana. È stato un evento tutto pisano, ma in un luogo simbolo per tutto il mondo. «Questo luogo non appartiene alla chiesa pisana o alla città di Pisa ma a tutta l’umanità», ha sottolineato l’arcivescovo ricordando il valore simbolico dell’incontro fra religioni all’ombra della Torre,

Proprio il mondo è però il grande assente dalla piazza e da una città meta di turisti da ogni dove. Il coronavirus l’ha svuotata. I divieti perché nessuno ceda alla tentazione di prendere il sole nei prati tirati a lucido sono diventati inutili. Sono scomparsi i venditori ambulanti e i loro giocattoli che lanciano eliche colorate verso l’alto. Sono diventati un ricordo selfie e le foto giocando con la prospettiva sotto la Torre. Anche i bar, un tempo strapieni, sono chiusi in attesa di tempi migliori.

Il lockdown non c’è più, ma il deserto è rimasto. Con la fase due in piazza dei Miracoli sono ricomparse alcune biciclette. Non devono più fare lo slalom tra le persone, ma è un lusso che non piace a nessuno. Perché il virus ha resto tutto strano e surreale. Perché il vociare in lingue differenti era un valore, non solo economico, di cui si è preso coscienza solo ora. Perché il silenzio determinato dalla pandemia fa percepire ancora di più il ribaltamento della realtà che tutti abbiamo vissuto in questi mesi.

Resta però la bellezza e il Duomo, il Battistero e la Torre pendente ne diventano simbolo assoluto e per tutta l’umanità ancor più di quanto lo fossero prima del virus. «La bellezza di questo luogo parla con l’anima e ci permette di toccare con mano la grandezza di Dio», è la conclusione di monsignor Benotto prima di raccogliersi in una preghiera solitaria ma comune agli altri religiosi diversi da lui solo per fede o dottrina. E il silenzio dei tre ministri della fede diventa più forte di tutti gli altri silenzi. —

G.B.

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di Redazione web