Gioco
Magazzino distrutto in un rogo notturno
Le fiamme sono partite per un probabile cortocircuito Danni per decine di migliaia di euro. La paura dei residenti
PISA
L’origine del rogo resta incerta. Quello che è sicuro sono i danni provocati dalle fiamme che hanno distrutto un magazzino di merce varia in un capannone accessibile da una piccola strada interna in via Vespucci. L’incendio è divampato alle undici di lunedì sera per cause che i vigili del fuoco fanno propendere per un cortocircuito dell’impianto elettrico. Le aperture sul tetto e la saracinesca non erano danneggiate al momento dell’arrivo dei pompieri schierati con dodici vigili e quattro automezzi fino a ieri mattina.
Danni per decine di migliaia di euro tra valigie, trolley, materiale di cartoleria, cinture, pupazzi. L’attività è intestata a un commerciante cinese, mentre il proprietario del fondo è italiano. Il magazzino è sotto sequestro. Non è stato necessario far evacuare i palazzi confinanti, anche se la paura si è diffusa tra in residenti dell’area condominiale nonostante non ci siano state persone coinvolte. Quintali di materiale da buttare in un rogo in cui non ci sono elementi per poter attribuire le cause a un’origine dolosa.
Tra i residenti in zona la professoressa e scrittrice Paola Pisani che racconta così quei momenti.
«L’inferno. Fiamme, fumo, plastica a fuoco, aria irrespirabile, autopompe, schiuma, acqua, paura... e tutti in strada (tranne anzianissimi e disabili) – scrive –. Tenersi pronti, vestiti e un ricambio, per sfollare da casa, auto da spostare veloci, mezzi di soccorso che vomitano schiumogeni, luci abbaglianti, soccorritori, ordini, raccomandazioni ai capannelli di residenti raggruppati lungo i muri. Indispensabili le mascherine per il coronavirus. Un palazzo intero è rimasto al buio perché è saltata la centralina elettrica. Si sa di appartamenti in cui il pavimento già scotta. Però siamo gente civile che, al netto dello stress, comprime rabbia e timori, anche se nello stomaco si sente uno spago aggomitolato alla trachea. Panico contenuto, ammirazione per i soccorritori colpi di tosse, commenti, ansie, previsioni nere anche per altri mega depositi (a norma? o abusivi? insicuri?) incistati in garage tettoie (amianto?). Congetture ma non solo. Qui ci conosciamo tutti e l’isolato è mappato da generazioni. Le notizie, strappate ai pompieri in andirivieni dalla linea del fuoco ai camion (una decina), rimbalzano fra la siepe di abitanti sul marciapiede e le famiglie non evacuate sui terrazzi. Tensione (o se le fiamme attaccano le tubazioni del gas proprio lì?) preoccupazione, telefonate compulsive da parenti e amici allertati, ma tutto molto british, niente panico. L’azione coordinata e mirata dei vigili del fuoco propaga fiducia. Certo, non è un pigiama-party o la festa del patrono. Altalena di sollievo e paura. L’incendio è spento! Ma ecco una nuova folata di fumo cattivo. Puzzo di plastica bruciata. Commandos di pompieri. Instancabili, mirati, calmi. Ammirevole il loro capo. Sono stati grandi. Alle tre di notte viene ancora fumo dal magazzino. Le tre di notte. Ti è venuta una tosse secca sgradevole. L’ora della ritirata, previa informativa del capo pompiere. I più sciolgono le righe, si tolgono la mascherina e subito la rimettono. Alle 8 di mattina corri alla finestra. La tosse trionfa. Ci sono ancora due camion di pompieri. Grazie, ragazzi, in questo strampalato Paese meno male che ci siete! Gli eroi/antieroi del quotidiano. Grazie di esistere». —
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