Toscana
Stop alle autopsie all’obitorio del S. Chiara Le salme in trasferta tra Lucca e Careggi
Una direttiva aziendale vieta gli esami per la mancata messa a norma degli spazi vecchi e bisognosi di interventi
PISA
Da anni non se la passava bene. Obsoleto nell’impostazione, superato nella sistemazione interna degli spazi. Una struttura rivolta al passato dal presente claudicante e un futuro segnato da incognite quotidiane. La spallata definitiva è arrivata con l’emergenza sanitaria del coronavirus.
L’Azienda ospedaliera ha chiuso per carenze che già erano evidenti prima del Covid-19 le sale in cui vengono effettuate le autopsie. E non è un problema solo di salme, il cui destino spesso interessa soltanto ai propri cari. Succede che in una città con un policlinico che è un’eccellenza nazionale, che schiera tre università presenti nei ranking nazionali e mondiali per qualità di ricerca e studi, che ha un Cnr faro delle telecomunicazioni e del web, è sparita una struttura per le autopsie. Per quel servizio la Pisa della scienza e del sapere deve bussare alle porte di altri ospedali.
Da oltre un mese la direttiva interna vieta l’uso di quella che viene chiamata in gergo la sala settoria nell’edificio del Santa Chiara che mostra tutti i suoi decenni di consumo del tempo. Nella stessa situazione c’è anche la sala autoptica di anatomia patologica. Il risultato dello stop firmato dalla direzione generale è che i cadaveri per i quali la Procura ha disposto un accertamento irripetibile partono in trasferta verso altri ospedali di fuori provincia. È accaduto ieri mattina per la donna ritrovata in Arno due settimane fa il cui esame è stato eseguito a Careggi, si ripeterà domani mattina per un motociclista morto a fine aprile il cui corpo verrà analizzato a Lucca.
L’indicazione dei vertici ospedalieri è quella della chiusura fino a che non sarà passata l’emergenza. Dai primi di aprile il punto d’appoggio primario è l’obitorio dell’ospedale di Lucca.
I sopralluoghi per farsi un’idea di tempi e costi degli interventi sono stati diversi. Ma l’esito ancora non è stato comunicato all’istituto di medicina legale diretto dalla professoressa Maria Antonietta Lombardi.
«Sono anni che chiediamo una messa a norma generale della struttura – spiega la dirigente –. Dagli spazi alla stanza fredda alle nuove celle».
Il disagio non è solo di tecnici e medici legali che devono spostarsi per le autopsie. C’è un aspetto che riguarda la sensibilità verso le famiglie che attendono la restituzione del proprio caro e che non hanno tempi certi. E c’è anche il profilo primario dei costi. A Pisa in media si fanno un’ottantina di autopsie all’anno. Esami disposti dai magistrati le cui spese sono a carico della Procura. Da quando queste pratiche non possono più essere effettuate a Pisa, le fatture dei trasferimenti delle salme aggrava il conto delle indagini.
«Come medicina legale abbiamo le mani legate – prosegue la dirigente –. Non possiamo fare niente davanti a una disposizione del direttore generale. Se ci sono dei ritardi non dipendono da noi. Penso alle famiglie che attendono risposte e alla pietas di fronte a un defunto. All’obitorio di Lucca arrivano salme anche da altri ospedali e i tempi si allungano».
Per il trasferimento di un corpo, da Pisa a un altro ospedale e poi il ritorno, possono servire anche mille euro. Un costo addebitato agli uffici giudiziari. Anche per questo il procuratore capo Alessandro Crini ha rappresentato al direttore generale Silvia Briani la difficoltà di sostenere le nuove spese per effetto della chiusura del servizio al Santa Chiara dove l’obitorio resta aperto per accogliere le salme e svolgere al massimo gli esami esterni. Per le autopsie si va in trasferta. —
pietro barghigiani
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