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Il maxi tracollo del terziario: 800 milioni andati in fumo in provincia di Pisa

Sara Venchiarutti
Da sinistra Alessandro Trolese, Michele Conti, Federica Grassini e Federico Pieragnoli
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Da sinistra Alessandro Trolese, Michele Conti, Federica Grassini e Federico Pieragnoli

Confcommercio rilancia il grido d’allarme sulla base dello studio di Format Research. Settemila lavoratori a rischio

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PISA. «A giugno non ci arriveremo, perché saremo già morti».

È un grido d’allarme quello che arriva dal dossier stilato da Confcommercio Provincia di Pisa per valutare gli effetti del Covid-19 sul tessuto economico pisano. I dati, che partono da uno studio commissionato da Confcommercio Toscana all’istituto di ricerca Format Research, fotografano una realtà a dir poco catastrofica rispetto al triennio precedente: in provincia di Pisa sono circa 13mila (su 20.200) le imprese del settore terziario (commercio, turismo, ristorazione) che hanno dovuto sospendere l’attività. La perdita stimata è di 800 milioni di euro e la riduzione dell’occupazione oscilla tra i 6mila e i 7mila lavoratori. A causa del lockdown, rischiano di chiudere dalle 2.200 alle 3.300 aziende. E il settore dei pubblici esercizi (ristoranti, discoteche e così via) è al collasso, con numeri da capogiro: la stima delle perdite generali è di 34 miliardi di euro, con 50mila imprese che rischiano di fallire, trascinando con sé fino a 350mila posti di lavoro. Inutile dire che gli investimenti sono bloccati, mentre l’80% delle imprese prevede di perdere occupati già da maggio. Ben il 96% degli esercenti ritiene insufficienti gli interventi del governo.

«Le imprese in provincia di Pisa sono in gravissime difficoltà e forse un terzo non riuscirà a ripartire», afferma Federica Grassini, presidente di Confcommercio Pisa. «Riattivare le aziende significa riattivare le spese senza certezza per le entrate. Per questo abbiamo bisogno di liquidità immediata, a fondo perduto: parlare di impresa significa parlare delle famiglie che dipendono da noi. In Italia però gli aiuti dallo Stato sono pari a zero: chiediamo di ripartire almeno per contenere i danni».

E sarebbero tutti pronti per riaprire in sicurezza i negozi dal 4 maggio e i pubblici esercizi dal 18, anche se questa è soltanto una delle misure richieste a gran voce: «Innanzitutto chiediamo l’esenzione dalle tasse per il 2020: lo spostamento a giugno, dopo mesi di chiusura, è vergognoso», denuncia il direttore di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli. Ma i provvedimenti per evitare il tracollo non finiscono qui: azzeramento dei costi di accesso al credito, moratorie estese a 12 mesi, aiuti economici proporzionali alla perdita rispetto al bilancio dell’anno scorso, mantenimento della cassa integrazione. Tutte misure riportate nella lettera inviata da Confcommercio al prefetto di Pisa e ai sindaci della provincia, affinché si facciano portatori di queste istanze al governo. «È importante anche sbloccare i fondi a disposizione dei sindaci», continua il direttore. «Sentiamo più vicini gli interventi dell’amministrazione comunale, anche se quest’ultima non è stata seguita da tutti i Comuni della provincia».

Sono diverse le soluzioni adottate dal Comune di Pisa a sostegno delle imprese: dall’annullamento della Tari in caso di chiusura fino alla gratuità del suolo pubblico e ai 500mila euro di contributi per la riapertura, a cui si aggiungeranno 700mila euro di sussidi per gli affitti commerciali, operativi con un bando da giugno. «Purtroppo, i costi fissi rimangono, come l’energia elettrica. Perché l’Enel, con milioni di utili, non sgrava le tasse fisse delle bollette?», chiede il sindaco Michele Conti. Sicuramente, a pesare sulle tasche delle imprese ci sono ancora troppe spese, tra cui i dispositivi per sanificare giornalmente le strutture, «anche se tuttora non si sa come si dovrà ripartire», sottolinea Daniela Petraglia, presidente Confristoranti. Ma la vera sfida è sopravvivere fino a marzo 2021: «A Pisa la produzione delle attività commerciali si concentra in estate, e quest’anno la perdita sarà enorme perché i fatturati sono al 20%», afferma Alessandro Trolese, vicepresidente vicario Confcommercio Pisa. «Serviranno ulteriori risorse per sopravvivere all’inverno». —

sara venchiarutti


 

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