Il Tirreno

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La speranza

Il sogno di Jo continua: «Mamma, ora ho le gambe come tutti gli altri bambini»

Donatella Lascar
Il sogno di Jo continua: «Mamma, ora ho le gambe come tutti gli altri bambini»

Irene racconta le prime parole pronunciate dalla sua piccola appena ha riaperto gli occhi dopo la seconda operazione in Florida

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PISA. «Mamma, allora io ho le gambe come gli altri bambini. Ma ora posso camminare con i piedi per terra?». Queste sono state le prime parole pronunciate dalla piccola Jo non appena ha riaperto gli occhi dopo 11 ore d’intervento. Pronunciate alla madre come un sussurro non appena si è accorta di avere il tutore anche alla gamba destra.

«Mi ha lasciata stupita», dice mamma Irene, che si è imbarcata sull’aereo da Pisa per la Florida l’8 marzo scorso insieme al marito, la sorella e la sua piccolina per realizzare il “sogno di Jo”: camminare. «Quando la bimba ha mostrato di essere sollevata per quello che stava succedendo e di averne così tanta consapevolezza, ho capito di aver fatto la scelta giusta e mi sono commossa. Ho capito che era quello che voleva. Quando l’ho vista portare via per l’operazione ero contenta, ma mi sono anche chiesta se avessi fatto la scelta giusta visto che avrebbe dovuto sopportare delle sofferenze. Quelle parole mi hanno dato oerò la risposta che cercavo. Sì, ho fatto la scelta giusta, preannunciata anche dalla felicità stampata sulla faccia del dottor Dror Paley che l’ha operata quando, alla fine dell’intervento, è venuto verso di noi dicendoci che era andato tutto bene e che il ginocchio si piegava a 90 gradi. Non era una cosa scontata, perché durante la visita il dottor Paley ci aveva detto che poteva ricostruire la gamba destra, ma non sapeva con quale funzionalità».

La piccola Jo è affetta da una rara malformazione congenita, la emimelia, che comporta la mancanza di uno o più segmenti ossei degli arti e per i medici italiani l’unica soluzione sarebbe stata l’amputazione. Ma mamma Irene non si è arresa e ha continuato a cercare una soluzione che permettesse alla sua bambina di vivere una vita normale. Così ha scoperto questo centro ospedaliero in Florida specializzato proprio in questo tipo di malattia ed ha iniziato l’iter per arrivare alla prima operazione del 18 marzo alla gamba sinistra di Jo e pochi giorni fa a quella destra. «Un percorso che prevede un secondo intervento tra due anni - spiega la mamma - per allungare proprio la gamba destra che, a causa della posizione in cui era, è cresciuta meno della sinistra e che al momento è più corta di 8 centimetri. Ma questo ci preoccupa molto meno e sarà sempre il dottor Paley ad effettuare l’operazione».

La sola determinazione di mamma Irene non sarebbe bastata se anche Jo non fosse stata dotata di altrettanta tenacia, ostinazione e determinazione per affrontare le varie cure a cui è stata sottoposta prima di poter essere operata. Potrebbe anche essere, come dice mamma Irene, che un po’ di quella forza le derivi anche dal nome Jo, ispirato alla protagonista del celebre romanzo “Piccole donne”, Josephine detta appunto Jo. Anche lei coraggiosa, determinata e caparbia come la piccola.

«Trovo che questo nome le si addica - dice la mamma - e ho fermamente voluto chiamarla così perché fin da piccola sono sempre stata innamorata di questo personaggio. Ma abbiamo dovuto aggiungere una “x” finale per il codice fiscale altrimenti in Comune non la registravano». “Il sogno di Jo”, come il nome della pagina Facebbok creata dalla mamma poco più di un anno fa e che oggi conta più di 11.100 like, si è avverato. Questo grazie anche alla generosità di tantissime persone che hanno dato il loro contributo per affrontare questa costosissima operazione: il primo evento per raccogliere fondi risale al 31 maggio dello scorso anno organizzato dall’associazione “Vai oltre ciò che vedi”. «Non avrei mai pensato di fare così presto quando abbiamo iniziato - dice la mamma -. Ora mi scrivono anche tante mamme con situazioni simili».

L’ombra del Covid-19 è arrivata anche in Florida, tutte le operazioni sono state sospese e Jo non può uscire di casa se non per la riabilitazione che continuerà anche in Italia quando rientrerà ad ottobre. «Una volta tornati - annuncia mamma Irene - vorrei che qualcuno dei medici che mi aveva prospettato solo l’amputazione chiedesse informazioni sull’operazione di Jo per offrire una speranza a tanti altri bambini italiani che sono nelle sue stesse condizioni». Faccio quindi un appello, a chi volesse, per visionare le cartelle cliniche». 
 

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