Il Tirreno

Pisa

un senegalese senza fissa dimora 

Morì travolto dal treno, sepolto dopo quasi dieci mesi

Sabrina Chiellini
Morì travolto dal treno, sepolto dopo quasi dieci mesi

Nessuno in tutto questo tempo lo ha cercato per assicurargli l’ultimo saluto. La tumulazione nel cimitero di Santo Stefano pagata dal Comune di Cascina

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CASCINA

È stato sepolto in tempo di coronavirus senza nessuno che potesse piangerlo, ma non per la paura del contagio. Nei lunghi mesi intercorsi dalla sua morte nessuno si è fatto avanti per dargli un ultimo saluto. Dell’uomo morto il 29 luglio alla stazione di Navacchio resta una sepoltura pagata dal Comune di Cascina nel cimitero di Santo Stefano a Macerata, nella campagna, dove gli scienziati vanno a caccia delle onde gravitazionali con l’interferometro Virgo. I suoi amici e familiari lo avranno pianto nei giorni della tragedia, quando venne travolto dal treno alla stazione ferroviaria di Navacchio mentre attraversava i binari. La vittima, un senegalese del quale non venne resa nota l’identità, non aveva documenti. Si tratta di Justine Dakruah, 43 anni, senza fissa dimora.

Nessuno in questi mesi, l’incidente risale al 29 luglio dello scorso anno, si è fatto avanti. Le forze dell’ordine avevano provato inutilmente, così era stato detto, a rintracciare i suoi parenti per capire se qualcuno volesse assumersi le spese del funerale, se volessero trasferire i resti mortali nel Paese di origine. Poi il caso è stato segnalato ai servizi sociali e al Comune di Cascina.

La mattina della tragedia l’uomo era sbucato dal nulla. Il treno lo aveva colpito con una scaletta laterale. Nulla da fare: la vittima era caduta sulla banchina ed era morta sul colpo. La polizia ferroviaria, intervenuta insieme ai carabinieri e al 118, non aveva dubbi sulla dinamica ed aveva escluso che si fosse trattato di un suicidio. Il cadavere è rimasto nell’obitorio dell’ospedale di Pisa dopo essere passato da medicina legale per quasi dieci mesi.

C’era da dare una degna sepoltura a quel corpo che non poteva restare ancora a lungo in una delle fredde stanze dell’obitorio. Come succede per le persone sole o indigenti che risiedono nel territorio si sono attivati i servizi e il Comune ha pagato le spese per la tumulazione. Un atto di umanità e di rispetto per i morti. Il caso ha poi voluto che il funerale, se così si può chiamare, si svolgesse durante la pandemia.

La salma è stata sepolta nel piccolo cimitero ormai dismesso, quasi in disuso. Nei giorni della morte si erano fatte tante ipotesi sull’identità della vittima. Nei pressi della stazione ferroviaria era stato trovato un giaciglio abbandonato e qualcuno aveva visto un migrante che probabilmente non aveva una casa sicura dove trascorrere la notte. Poi la polizia aveva ricostruito la vicenda del 43enne.

Una storia di grande solitudine che non è nemmeno l’unica avvenuta negli ultimi tempi nella provincia. –

Sabrina Chiellini

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