Toscana
«È una festa diversa, ma resto libera anche se in quarantena»
Il 25 aprile di Paola Viegi, donna e madre da sempre impegnata nel volontariato e nella politica
La testimonianza
Sarà un 25 Aprile diverso anche per Paola Viegi, da oltre 30 anni dipendente della Provincia, sposata e madre di un figlio di 29 anni, da sempre impegnata nel volontariato verso i più deboli. È coordinatrice del Centro San Marco di Pisa e in politica ricopre la carica di consigliera comunale tra le fila del gruppo misto al Comune di Cascina. «Su Facebook – rivela Viegi – mi è “apparso” un ricordo del 2015: un 25 aprile celebrato con Mauro Betti, che nel 2018 se ne è andato. Era un sopravvissuto ai lager nazisti venuto a Cascina a raccontare agli studenti la sua storia. Ecco, mi manca il condividere i ricordi di quell’epoca con le nuove generazioni, sentire l’atmosfera empatica che univa tutti in un abbraccio fatto di sguardi umidi, strette di mano pacche sulle spalle».
Quest’anno si festeggia tra le mura domestiche, sembra che l’emergenza voglia quasi mettere in discussione libertà che si ritenevano conquistate una volta per tutte?
«Il concetto di libertà dipende da noi: io mi sento libera nonostante la quarantena. Le limitazioni di questi tempi tristi, se vissuti con la consapevolezza di contribuire a uscirne, sono uno strumento di condivisione del problema e non delle catene. Certo molto dipende dalle abitudini da come si vive la sua vita familiare e sociale. Gaber diceva che la libertà è partecipazione e io oggi partecipo all’emergenza. Se la ripartenza sarà subordinata a controlli sulla persona, penso alla famosa App che vogliono farci usare, non sono d’accordo anche se ormai la nostra privacy, ahimè, è compromessa da social e telefonini».
Come è cambiata la sua vita per questa “clausura”?
«A casa non c’ero mai ma, dopo i primi giorni di smarrimento, è stato sorprendente riscoprire il piacere della vita familiare senza lo stress di orari e tempi vita-lavoro non sempre conciliabili. Preparare la lista della spesa, lavare le finestre, mettere le tende pulite, ordinare gli armadi, sistemare il giardino, cucinare: è bello godersi un po’ la casa e la famiglia. Questo è un aspetto positivo».
E come si è organizzata con il lavoro?
«Ho chiesto da subito di usufruire dello smart working che conoscevo già come modalità di lavoro “agile” avendo fatto uno studio per il mio ente. E devo dire che è davvero una buona soluzione per poter conciliare meglio il tempo del lavoro con quello per la famiglia».
Il Covid-19 ha minato le sue certezze?
«La pandemia mi sta insegnando a cogliere l’attimo e a trasmetterlo anche a mio figlio. Quando è iniziata l’emergenza non ho avuto paura per me, ma per le persone che amo. Ne ho ancora, ma cerco di non farlo vedere. Mi affido da sempre alla Fede che è un’eccellente vitaminico di positività. Vedo questa situazione come una prova alla quale siamo stati tutti quanti chiamati. Un’occasione anche per rimodulare i nostri rapporti con gli altri, e la nostra scala di valori. L’unico neo il sacrificio di vite umane che il Covid-19 ha portato con sé. E allora mi chiedo se alla fine avremo imparato davvero la lezione: una vita umana vale di più delle logiche economiche e di profitto. Ma prepariamoci al meglio». –
Roberta Galli
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