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Pisa

DIDATTICA

Riapertura in presenza e in sicurezza: l’appello al governo di 119 insegnanti

Riapertura in presenza e in sicurezza: l’appello al governo di 119 insegnanti

«Non esiste un apprendimento valido che non presupponga un dialogo e un contatto tra docente e studenti»

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PISA. È un appello al governo firmato da oltre 100 (119 per l’esattezza) insegnanti di ogni ordine e grado della scuola pisana. Mettono a fuoco quella che, secondo loro, dovrebbe essere la “Fase 2” nella pubblica istruzione.

«Doverosamente la priorità è data in questa fase – inizia la lettera-appello – al nodo delle attività produttive, e sul come e sul quando riaprire si rincorrono giornalmente notizie. Tutto tace, invece, sul fronte della scuola e il timore è che la giusta precedenza data ad altri settori, ponga la questione scolastica in fondo all’agenda politica del governo. Eppure, da qualsiasi prospettiva la si voglia osservare, la scuola coinvolge una percentuale sensibile della nostra popolazione, circa dieci milioni di persone, e l’attendere soluzioni che non sembrano arrivare non fornirà certo maggiori vantaggi a una necessaria programmazione dei rientri. Sì, perché riaprire si deve, con tutte le garanzie che la situazione richiede: solo attraverso la didattica in presenza, infatti, è possibile ripristinare in modo sicuro il diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, e sacrosanto tanto quanto il diritto al lavoro: quello all’istruzione».

I docenti rilevano che durante tutta la “Fase 1” la scuola ha saputo reinventarsi attraverso l’aiuto della didattica a distanza, onorando il proprio impegno a non perdere nessun alunno/a, a cercare di raggiungerlo/a, superando non solo il divario imposto dalla distanza fisica, ma soprattutto quello sociale. Tuttavia, viene evidenziato che non si può ipotizzare che questo tipo di didattica possa essere prolungata ad libitum.

«La didattica virtuale – riprendono i docenti – è stata la cura nella fase acuta dell’emergenza, ma la scuola recupererà pienamente il suo ruolo e la sua efficacia solo quando si potrà rientrare in aula e questo presuppone un piano che consenta di lavorare in piena sicurezza riprendendo il lavoro in presenza. Entrambe le condizioni, sicurezza e presenza, sono ugualmente necessarie, e non possono essere considerate come in alternativa una all’altra. Anche perché è utile ricordare che è stato proprio in virtù del rapporto pregresso creatosi tra classe e docente che il ricorso alla didattica a distanza ha potuto funzionare. Così come la sanità pubblica, anche l’istruzione ha pagato a lungo il suo pesante contributo attraverso i tagli perpetrati in modo miope e pericoloso da i nostri governi. È sotto gli occhi di tutti la condizione inadeguata della maggior parte delle strutture, il numero troppo elevato di alunni per classe, il tasso preoccupante di dispersione scolastica, che nel nostro paese arriva al 14,5%. Problemi annosi, già ben radicati prima dell’emergenza Covid-19, ma che oggi emergono in tutta la loro gravità ed evidenziano ancor di più la necessità di investire seriamente e programmaticamente nella scuola».

I firmatari chiedono al governo: che ponga la questione della scuola come prioritaria nella sua agenda; che le strutture scolastiche siano messe in condizioni di agibilità e sicurezza, e si trovino soluzioni condivise e organizzate per permettere la ripresa delle attività curricolari senza rischi per gli/le studenti, il personale Ata e il corpo docente; che si adoperi attraverso i necessari investimenti per la riapertura delle scuole a settembre 2020; che si lavori perciò per tornare alla didattica in presenza, l’unica che può garantire un reale e democratico diritto all’istruzione; che siano nuovamente gli organi collegiali a decidere le modalità e le linee di insegnamento all’interno degli istituti.

«Non esiste – concludono i docenti – un apprendimento valido che non presupponga un dialogo, un ascolto, un’attenzione, un contatto tra insegnante e studenti. La presenza è stata e resta il canale per la vera condivisione educativa».
 

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