Il Tirreno

Pisa

LA RISTORAZIONE

Anche le brioches saranno take away: «Ma a noi esercenti così non può bastare»

Sara Venchiarutti
Anche le brioches saranno take away: «Ma a noi esercenti così non può bastare»

Da venerdì 24 aprile via libera alla vendita con servizio da asporto. Gli imprenditori, molti dei quali già abituati alle consegne a domicilio, si organizzano

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PISA. Si prospettano tempi duri per la categoria degli esercenti pubblici e turistici. Pizzerie, ristoranti o pasticcerie: a partire da oggi anche a Pisa tutti i locali che somministrano alimenti possono effettuare la vendita da asporto, mentre resta sospeso il consumo sul posto.

Così stabilisce la nuova ordinanza regionale, nel rispetto delle misure adottate contro il Covid-19, che vieta qualsiasi occasione di assembramento con l’obbligo di garantire che il ritiro delle pietanze avvenga solo per appuntamenti dilazionati nel tempo ed effettuati con modalità online o telefoniche. Il nuovo servizio, richiesto dagli esercenti per mezzo delle associazioni di categoria, potrà così essere affiancato alla consegna a domicilio, già avviata da diversi locali. Una vittoria, seppur parziale, per le realtà attive nel settore per la ristorazione, che più di altre stanno soffrendo a causa dell’emergenza sanitaria. E dopo settimane di chiusura qualche ristoratore si sta già organizzando per riaprire con la nuova modalità “take-away”.

«Fino ad ora siamo stati chiusi, ma riapriremo con la modalità da asporto», racconta Luigi Fortino, proprietario della “Griglieria delle Vettovaglie”. «L’apertura avverrà a breve, spero dal prossimo lunedì. Da domani comincia la sanificazione e il lavoro sarà capillare per garantire una maggiore sicurezza. Per il locale sarà anche un ritorno al passato, alla vecchia tradizione gastronomica: riadatteremo l’offerta di ristorazione gastronomica, in linea alla storia del locale. Bisognerà aspettare per sapere il risvolto commerciale, ma è sicuramente un segnale verso la riapertura. Tanti avrebbero voglia di ritornare alla normalità». Ma c’è anche chi affiancherà l’asporto alla consegna a domicilio, ben avviata nei giorni scorsi. È il caso di Virgilio Ruglioni del Tirrenia Doc Café: «Da qualche settimana ho attivato il servizio delivery la domenica per portare la colazione a casa dei clienti. Dalla prossima domenica si aggiungerà anche l’asporto: chi vuole potrà fare l’ordine e passerà a prenderlo al negozio. Ai clienti sta piacendo, ma non basta, non posso vedere così il mio futuro. È un modo per ripartire, per far vedere che ci siamo, ma non per sopravvivere». Simili soluzioni e timori condivisi si ritrovano anche nel mondo della ristorazione, dove si guarda con preoccupazione al futuro: «L’idea è quella di proporre in alternativa anche il servizio di asporto per i clienti che abitano più vicino», spiega Federico Benacquista, titolare dell’Osteria Anita e coordinatore dei pubblici servizi del centro storico per Confesercenti Pisa. «Noi abbiamo riaperto con Pasqua, e ora ci stiamo preparando per il 25 aprile e il 1° maggio. Le società di consegna incidono sui costi e ora i tempi per affiliarsi sono lunghi. L’asporto è sicuramente un passo in avanti che potenzialmente ci può aiutare, anche se può essere comunque costoso per le realtà rimaste chiuse. Un’eventuale riapertura sarà problematica per tutti, perché le distanze prescritte consentiranno di usufruire di 1/5 del locale. Bisognerà prendere anche altre misure, per esempio una revisione dei costi del suolo pubblico, soprattutto con la bella stagione».

Ma l’asporto non consente a tutti la riapertura: è un panorama piuttosto variegato quello dei ristoratori, tra chi ha scelto comunque di non riaprire e chi ha invece continuato l’attività con le consegne a domicilio. Quello che è certo è che la ripresa, soprattutto per questa categoria, non sarà semplice e necessiterà di aiuti più concreti. «Come associazione stiamo lavorando al meglio per ottenere un aiuto da parte dello Stato – afferma Massimo Rutinelli, presidente della Federazione italiana esercenti pubblici e turistici –. Abbiamo messo a disposizione numeri e personale qualificato, fornendo assistenza per fronteggiare questa nuova esperienza. L’asporto è un passo in avanti e noi abbiamo supportato questa richiesta per conto di una parte degli esercenti, dando giustamente loro questa possibilità. Ma c’è anche chi non l’ha richiesto e che rimarrà chiuso».

Per questo Confesercenti ha avanzato anche altre proposte concrete (in tutto 10), tra cui il prolungamento della cassa integrazione o l’ampliamento degli spazi all’aperto dei locali senza oneri aggiuntivi. —

Sara Venchiarutti
 

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