Toscana
«Fondazione, non bancomat Si proponga piano comune per aziende, scuola, cultura»
L’ex assessore: la Lega vuole solo un capro espiatorio Si punti semmai ad una sinergia partendo da proposte valide come quella di Confcommercio
PISA
«L’attacco portato dalla Lega alla Fondazione Pisa, a parer mio, ha come obiettivo primario, usuale per i seguaci del capitano Salvini, quello di individuare un capro espiatorio da mostrare ai cittadini in piena emergenza sanitaria. Il messaggio è chiaro: fate come diciamo noi altrimenti vi additeremo come nemici del popolo che prima con i propri risparmi vi ha finanziato e che ora aspetta da voi un po’ di risorse», dice Fabrizio Cerri, segretario provinciale del Partito democratico sulla polemica che ha coinvolto l’ente di via Toselli.
Cerri, è anche vero che il bisogno di aiuti economici inizia ad essere fortissimo...
«Certo, quando la casa brucia c’è bisogno di acqua. E in questa crisi l’acqua è rappresentata dalla liquidità per arginare il fuoco di chi si è trovato all’improvviso senza lavoro, spesso a causa di elementi di difficoltà precedenti. Penso ai lavoratori stagionali ed occasionali, ma anche a chi prestava la sua opera al nero, o alle piccole imprese artigianali e commerciali che, reggendosi sui magri incassi del giorno, con le chiusure si sono ritrovate immediatamente in crisi. Molte di loro non saranno in condizione di ripartire allo stesso modo. Il governo nazionale e la Regione hanno cercato di mettere in campo provvedimenti e risorse per evitare il peggio, per poi progettare e finanziare la ripresa».
Ritiene questo davvero sufficiente?
«Nella nostra società è necessario cominciare a rimuovere le tante diseguaglianze che, in questi decenni, hanno determinato impoverimenti ed emarginazioni crescenti. La Fondazione ha da sempre aiutato il contesto economico e sociale del territorio, destinando risorse preziose a progetti con l’associazionismo, il volontariato, le istituzioni. Anche in questa prima fase del coronavirus si è avvertita la sensibilità della Fondazione che, in coerenza con le proprie finalità, ha erogato risorse immediatamente spendibili per le necessità che emergevano».
Lei cosa chiederebbe alla Fondazione Pisa?
«A me non dispiace la proposta di Confcommercio di un intervento da parte della Fondazione che possa aiutare l’economia locale con uno strumento “per fare da garante e da moltiplicatore degli investimenti dei privati legati alla ripartenza”. Io aggiungerei interventi nella direzione di rafforzare gli elementi di eguaglianza in settori come la sanità, la scuola, l’università, la ricerca, nei quali lo Stato deve fare di più e meglio rispetto al recente passato».
A cosa pensa, in particolare?
«Ad esempio, nei modi e nelle forme consentite, la Fondazione Pisa potrebbe intervenire perché si salvino dalla dispersione scolastica ed universitaria ragazze e ragazzi figli di famiglie particolarmente colpite da questa crisi, che rischiano altrimenti di essere sacrificati e impossibilitati a dimostrare i loro talenti».
Al Comune di Pisa invece quale suggerimento si sente di dare?
«Magari si potrebbe tentare di riaprire con la Fondazione un confronto sul progetto di allargamento ed ulteriore qualificazione delle attività culturali di alto livello che in questi anni hanno visto decollare Palazzo Blu, portando all’economia cittadina benefici non indifferenti. Mi riferisco alla possibilità di vendere alla Fondazione il palazzo ex Telecom di piazza dei Facchini, che potrebbe consentire la nascita di un polo culturale di grande livello nazionale e internazionale. Non è una proposta facile, ne sono consapevole. Ma sarebbe un aiuto, indiretto ma efficace, anche alle tante imprese e attività turistiche e commerciali che credono nell’idea di superare il turismo mordi e fuggi». —
F.L.
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