Toscana
Oltre 2.000 imprese hanno chiesto di attivare la cassa integrazione
Mauro Fuso (segretario generale della Cgil): «Turismo e commercio i settori più in sofferenza»
il sindacato
Sfonda quota duemila il numero di aziende di Pisa e provincia che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali previsti dal cosiddetto decreto “Cura Italia”, il pacchetto di misure emanato dal governo per far fronte alle possibili crisi economica ed occupazionale derivante dall’emergenza sanitaria. Micro, piccole, medie e grandi imprese hanno chiesto l’attivazione della cassa integrazione e l’accesso ai fondi di solidarietà per assicurare il reddito ad oltre 25mila lavoratori, ma soprattutto per cercare di non intaccare i livelli occupazionali, fondamentali per rimettere in moto la macchina produttiva. «I settori che soffriranno di più saranno il turismo e il commercio. Per questi comparti non ci sarà una ripresa immediata – è l’analisi di Mauro Fuso, segretario generale della Cgil di Pisa –. Anche la manifattura sarà probabilmente in difficoltà. Un settore su cui peserà l’incognita dell’export a causa del crollo degli ordinativi».
Frontiere chiuse e collegamenti interrotti peseranno sulla tenuta dell’aeroporto Galilei che, insieme a tutto il settore dei trasporti, potrebbe andare incontro ad una completa riorganizzazione. «Per le aziende e le attività lavorative siamo in attesa di una nuova normalità», sottolinea Fuso che rimanda al mittente le accuse dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Pisa che nei giorni scorsi ha incolpato il sindacato di aver trasformato le richieste di attivazione degli ammortizzatori sociali in «occasioni di tesseramento», complicando ed allungando i tempi dell’iter. «Mi sono domandato che cosa avesse potuto originare questa reazione nei confronti della Cgil – è la risposta del segretario –. Ho provato ad indagare senza venire a capo di nulla: nessuno all'interno delle nostre strutture ha potuto capire da quale fatto fosse scaturito questo attacco alla Cgil di Pisa. A quel punto ho pensato che la cosa migliore sarebbe stata quella di contattare la presidente dell'Ordine dei consulenti del lavoro di Pisa, Rossana Fioravanti. Ci ho parlato – prosegue Fuso – scoprendo che si trattava di una generica indicazione nazionale dell'Ordine con tutta probabilità riferita ad episodi avvenuti in Sardegna. A quel punto oltre alla sorpresa iniziale ho manifestato tutto il mio stupore. Per difendere il buon nome e l'operato dell'organizzazione che dirigo e rappresento ho chiesto alla presidente di chiarire in modo esatto l'origine e la natura dei suoi riferimenti. Fioravanti mi ha risposto di non ritenerlo necessario. La presidente sapeva e sa a chi rivolgersi perché conosce bene la Cgil e il suo operato. Con noi, il suo studio ha sottoscritto molti accordi. Non esiste nessuna lungaggine pretestuosa nelle nostre attività, rivolte ad esaminare le richieste di ammortizzatori sociali avanzate dalle aziende e a contattare i lavoratori coinvolti essendo loro stessi “oggetto” degli accordi, dai quali possono e devono trarre rispetto dei diritti e tutele. È questo il nostro senso di responsabilità – specifica Fuso –: rispetto degli interlocutori aziendali e soprattutto per quei lavoratori travolti da questa pericolosa pandemia. A ciascuno in piena dignità compete svolgere il proprio lavoro, chi dalla parte dell'impresa, chi dalla parte dei lavoratori. La Cgil di Pisa ha una storia ultracentenaria e un forte radicamento sul territorio: mai ci saremmo immaginati dichiarazioni così offensive, partorite dal nulla. In questa difficile contingenza ci stiamo prodigando in tutti i modi. La nostra speranza e il nostro obiettivo sono tornare quanto prima al lavoro potendolo fare in assoluta sicurezza e salvaguardando in modo rigoroso la salute di tutti». —
D.r.
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