Il Tirreno

Pisa

Nessun applauso né allori, ma solo lacrime di dolore per celebrare Christin

Danilo Renzullo
Nessun applauso né allori, ma solo lacrime di dolore per celebrare Christin

Ieri la cerimonia “virtuale” per il conferimento della laurea alla memoria del giovane studente di origine camerunense scomparso a 29 anni per le conseguenze del contagio da Covid-19. Il rettore: «Non potevamo negargli questo traguardo»

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Nessun applauso, solo lacrime di dolore. Niente abbracci, né allori per celebrare quel traguardo che per Christin Kamdem Tadjuidje avrebbe significato l’inizio di un nuovo percorso: trasformare gli studi all’Università di Pisa in interventi concreti per sostenere lo sviluppo del suo Paese d’origine. Una speranza che aveva trovato concretezza in una tesi che lo studente del dipartimento di Scienze Agrarie avrebbe dovuto discutere ieri, in un’aula magna virtuale. Il coronavirus, lo scorso 23 marzo, ha interrotto quel sogno che il 29enne originario del Camerun stava inseguendo da una vita, ma non è riuscito a rendere vani gli sforzi alimentati da un’attesa che si è materializzata nell’assegnazione di una laurea alla memoria e nella costruzione di un ideale ponte, fatto di commozione, ricordo e speranze, tra l’Ateneo pisano, la famiglia e gli amici di Kamdem Tadjuidje.

«Se tutto fosse andato come doveva, Christin avrebbe dovuto varcare le porte “virtuali” di questa nostra aula magna per discutere la sua tesi e realizzare il suo sogno più grande: diventare dottore in Scienze Agrarie – ha sottolinea il rettore Paolo Mancarella in un discorso in italiano e francese a favore dei parenti e degli amici del 29enne che virtualmente hanno assistito all’assegnazione del titolo –. Il destino ha voluto che quello che doveva essere un giorno di festa e di gioiose lacrime divenisse un momento di doloroso ricordo e di celebrazione. A noi il dovere di non disperdere gli sforzi di questo ragazzo che la nostra comunità è onorata di aver avuto tra i suoi membri. Christin ci aveva scelti per realizzare il suo futuro e ho deciso di conferirgli quel titolo di studio che si è guadagnato sul campo e che si merita. Non potevo permettere che anche questo traguardo gli fosse negato – ha proseguito il rettore –. In questi suoi anni vissuti a Pisa non ho mai avuto occasione di conoscerlo personalmente. Parlando con i suoi docenti, leggendo i bellissimi messaggi di addio dei suoi compagni, ho però scoperto un ragazzo non solo pieno di vita, ma anche uno studente serio, meticoloso, volitivo: una persona gentile e disponibile su cui poter contare. Caratteristiche che mi hanno fatto tornare in mente quanto diceva uno dei nostri più importanti filosofi, Severino Boezio: “la vera eternità non sta nella durata, ma nella pienezza della vita, che può durare anche un istante”. Christin, che per molti è stato “un fratello, un amico, un compagno”, col suo approccio alla vita si è certamente guadagnato un posto nell’eternità. L’esempio e il messaggio che ha lasciato sono di grande rilievo – ha aggiunto Mancarella – e vi prometto che, una volta finito tutto questo, troveremo il modo di ricordarlo degnamente, perché mai venga dimenticato chi muore ingiustamente, colpiti da un male vile, mentre si sta compiendo il proprio dovere, perché si ricordi che il 23 marzo 2020 abbiamo perso un eroe. Uno dei tanti di queste giornate sorde, malinconiche, ma sempre straordinariamente stracolme di umanità».

Mancavano poche modifiche a quella tesi che resterà per sempre chiusa in un cassetto. Accorgimenti che il professor Marco Mazzoncini, relatore dell’elaborato di Kamdem Tadjuidje, attendeva da giorni. «Ci siamo visti l’ultima volta il 4 marzo – racconta il docente –. Dopo pochi giorni, mi ha scritto che a causa di qualche problema di salute non era riuscito ad apportare le modifiche concordate, ma che avrebbe fatto di tutto per ultimare il lavoro. Non sono più riuscito a contattarlo e solo attraverso alcuni suoi conoscenti ho saputo che era stato ricoverato in ospedale. Poi la tragica notizia. Una persona gentile e rispettosa. Ricordo – ha concluso il docente – che attendeva la fine delle lezioni per chiedere suggerimenti su come applicare concretamente nel suo Paese quello che aveva appena appreso».

Un’utopistica speranza. Che Kamdem Tadjuidje aveva iniziato a concretizzare anni fa. Giorno dopo giorno, lezione dopo lezione. Con la consapevolezza che, a piccoli passi, avrebbe potuto aiutare il suo Paese d’origine a superare diseguaglianze e povertà. «Una vicenda che ha colpito e segnato l’intero dipartimento», ha sottolineato Alberto Pardossi, direttore del dipartimento. «Come Christin – è l’invito di Rosanna Prato, presidente dell’associazione AsteroideA – ogni studente dovrebbe avere cura del proprio sogno, perché il futuro di un Paese è figlio dei buoni sogni dei suoi giovani». —

Danilo Renzullo

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