Gioco
«Col coronavirus accorgiamo sulla nostra pelle che l’Adsl a un megabit non basta»
Di Benedetto, presidente del Polo di Navacchio: comprendiamo quanto il digitale sia fondamentale
NAVACCHIO. Quale paese si ritroveranno tra le mani gli italiani e quale vorranno costruire dopo l’emergenza sanitaria legata al coronavirus? In Toscana c’è chi continua a lavorare in smart working provando a prevedere quale possa essere la strada, e una nuova opportunità, dopo la grande paura. Una crisi dalla quale, forse, può davvero nascere un nuovo interesse per il digitale. Uno dei pochi e restare in piede, nel settore dei servizi e dell’innovazione, anche in questo periodo di blocchi restrittivi.
«La Toscana è abbastanza indietro nella penetrazione e nell’abitudine al digitale – spiega Andrea Di Benedetto, presidente di quel Polo Tecnologico di Navacchio che sta provando, insieme alle aziende incubate e associate, a guardare al futuro –. Il digitale non puoi farlo entrare come per magia, che si innesti in una struttura tradizionale e in un attimo la cambia, ma bisogna trasformare la testa di chi usa la tecnologia per cambiare i suoi comportamenti. Nella tragedia che stiamo vivendo questa può essere l’occasione di far capire ai cittadini, ma anche al mondo della scuola, agli artigiani, alle medie imprese, che il digitale è davvero una grande opportunità più per i cittadini e le attività tradizionali che per i tecnologi. Il Made in Italy, il cibo, il turismo, e la Toscana che ne è alfiere, ibridati con il digitale, saranno il nostro futuro».
In questi giorni, esattamente come le varie terapie intensive stanno quasi collassando per il carico al quale sono sottoposte, anche la rete Internet in Toscana sta rischiando di andare in blocco per l’aumentato carico legato al traffico richiesto dal maggior numero di ore passate in casa. «C’è una Toscana fatta di luoghi molto diversi, una marea di piccoli comuni che hanno un livello di connessione scarsa – spiega ancora Di Benedetto –. Ci stiamo accorgendo sulla nostra pelle che l’Adsl a un megabit non va più bene. E che un solo computer a casa quasi non basta più. Stiamo capendo, per causa di forza maggiore, che la rete fissa è una infrastruttura fondamentale».
Naufragato nel 1995 il progetto Socrate, con Telecom che doveva portare la fibra in tutta Italia, ora la rete è in maggior parte in rame. «Non a caso in questi giorni la Regione Toscana ha sbloccato una serie di interventi per portare Internet veloce, fino a cento megabit al secondo, in borghi e paesi – dice ancora il presidente del Polo Tecnologico di Navacchio –. Lo farà già entro aprile».
I Comuni pisani coinvolti saranno Casciana Terme Lari, Castelfranco di Sotto, Crespina Lorenzana, Montopoli Valdarno, Peccioli, Piazza al Serchio, San Giuliano Terme, San Miniato, Terricciola. A questi si aggiungono, subito dopo, i comuni di Bientina, Pomarance e Santa Croce sull’Arno. «Questa condizione di emergenza non ha solo sbloccato questi progetti, ma sta permettendo di superare una complessa rete burocratica che rallentava, in parte, la realizzazione di idee e progetti delle aziende legate al Polo – spiega Di Benedetto –. Uno dei più interessanti è quello di AbZero. Una start up che sviluppa dispositivi medici innovativi e offre un sistema di trasporto di sangue, emoderivati e organi attraverso droni. La società offre il suo servizio, anche se sperimentale, alle autorità preposte per arrivare anche nelle zone in quarantena per combattere il coronavirus». I contatti con la Protezione civile sono già ben avviati e i droni di AbZero potrebbero iniziare presto a volare. «Tra i progetti più interessanti c’è anche quello di Geouniq – racconta ancora il presidente del Polo di Navacchio -. La start up pisana ha sviluppato un sistema di tracciamento degli smartphone in forma anonima e aggregata per individuare i flussi delle persone sul territorio. Questi dati potrebbero essere utilizzati per ricostruire le catene di contagio, l’individuazione delle zone prioritarie nell'effettuazione dei tamponi e la prevenzione della nascita di nuovi focolai di Covid-19». —
alessandro bientinesi
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