Il Tirreno

Pisa

L’invocazione di Jeshua davanti al Duomo

Pietro Mattonai
La scultura in ferro opera di Attilio Cartone collocata davanti al Duomo (Foto Franco Silvi)
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La scultura in ferro opera di Attilio Cartone collocata davanti al Duomo (Foto Franco Silvi)

L’opera in ferro battuto di Attilio Cartone dopo la benedizione in Vaticano è stata collocata sul sagrato della chiesa

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Pontedera. “Jeshua”, dal Vaticano, è arrivato sino al cuore di Pontedera. L’opera del fabbro-artista della Valdera, Attilio Cartone, che a novembre è stato ricevuto in udienza privata da papa Francesco, che ha benedetto la statua raffigurante Gesù, in ginocchio e sguardo verso il cielo, con le braccia aperte. Un’opera che ha preso forma ormai più di cinque anni fa in un’officina di Ponsacco e che lo stesso Attilio ha lavorato personalmente, martellata su martellata. Adesso, dopo aver girovagato qua e là e aver raggiunto il centro della cristianità cattolica, “Jeshua” accoglie i fedeli sul sagrato del Duomo di Pontedera.

A dicembre 2014 “Jeshua” - la traslitterazione della versione ebraica del nome Gesù - era ormai pronto a vedere la luce del sole. A scoprirlo, tra i primi, ci fu proprio Il Tirreno. La statua interamente in ferro, che rappresenta Cristo in ginocchio e rivolto verso il cielo, ha una lunghezza totale di tre metri ed è stata realizzata a freddo. Attilio Cartone, che ha in passato ha lavorato nell’officina Ferretti di Capannoli e che attualmente gestisce il Piccadilly Pub in piazza Belvedere a Tirrenia, ha portato a termine l’opera solo con martello e incudine. Per la meraviglia di papa Francesco che, di fronte a “Jeshua”, durante l’udienza privata del novembre scorso, si è chiesto come fosse stato possibile aver creato una simile scultura con il solo martello. Scambiate alcune parole con il pontefice, è arrivata anche la benedizione per la statua. Un’emozione unica ed irripetibile per Attilio e un riconoscimento per tutto il suo lavoro.

Come detto, l’opera è arrivata in Vaticano soltanto qualche mese fa. Il suo giro per la penisola, però, era già in corso da qualche anno. Solo per citare le zone limitrofe, Attilio ha potuto esporre la statua anche a San Miniato, all’oratorio di San Rocco, e anche a Castelfranco, nella chiesa collegiata dei santi Pietro e Paolo. Ma non solo: “Jeshua”, sul finire dello scorso anno, è arrivato sino ad Amatrice, nella chiesa di Sant’Agostino. Proprio lì dove, tra il 2016 e il 2017, il terremoto ha sconvolto la vita di intere comunità e ridisegnato il volto di una terra ferita. Un po’ come l’Italia di oggi, chiusa in casa ed impaurita di fronte alla crisi sanitaria scatenata dal coronavirus.

La forza dell’opera di Cartone, adesso, deve sostenere e accompagnare la città di Pontedera. Già nel 2016, la statua in ferro venne esposta per alcune settimane davanti all’altare del Duomo. Sembra trascorsa un’eternità, ma così non è, anche se il tempo sembra essersi dilatato. Oggi, durante la crisi causata dal contagio del Covid-19, “Jeshua” acquista un valore particolare, che va oltre la semplice raffigurazione artistica. Come è riportato nei pannelli posizionati ai lati dell’opera, firmati dal critico d’arte Lorenzo Bonini, nel gesto di Cristo «sono raccolte tutte le sofferenze e aspirazioni dell’uomo terreno», che non può non guardare verso il cielo, nella speranza di un intervento divino. Ma proprio come ha detto papa Francesco, «questo non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro»: per una volta, tutti noi, abbiamo la possibilità di fare la differenza. —

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di Redazione web