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Gli infermieri dell’area Covid saliti a 190 trenta ventilatori polmonari in più
Il coordinatore del dipartimento di Anestesia e Rianimazione: «Ogni giorno è una maratona, ma riusciamo a farcela»
pisa
«Ha un senso dormire in una foresteria dell’ospedale lasciando i tuoi familiari a casa per la paura di contagiarli e cercare di vincere una battaglia senza sapere quando finirà. Un senso, però, che non può passare attraverso le nostre vite senza lasciare un segno ed allora capisci come il posto giusto dove devi stare è li, vicino ai tuoi pazienti. Molti sono gli episodi che hanno lasciato un segno nei nostri cuori e nei percorsi professionali e sarebbe ingiusto citarne alcuni e dimenticarne altri: sicuramente il senso di smarrimento, di paura e di solitudine che incontriamo ogniqualvolta si ricovera un paziente cosciente nelle nostre terapie intensive, la paura di non farcela, di non poter salutare i propri affetti, di non rivedere più i propri cari. Ma anche questi momenti fanno parte del nostro vissuto professionale. Assistere i pazienti in rianimazione non è sempre semplice, specialmente quando la speranza della guarigione lascia spazio alla certezza della fine. È in quei momenti che lo spessore delle emozioni si sintonizza ad un livello tale che solo chi, per anni di lavoro, ha incontrato quegli occhi, è in grado di comprendere».
A parlare è Nunzio De Feo, cinquantanove anni, dal 2010 a Cisanello e coordinatore infermieristico del dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.
Quale aggettivo userebbe per indicare il livello assistenziale dei pazienti ricoverati nella struttura Covid a Cisanello?
«Un aggettivo sarebbe riduttivo rispetto allo sforzo organizzativo per garantire, pur nella emergenza, necessari livelli di sicurezza dei pazienti. Fin dall’inizio, con la direzione sanitaria, abbiamo condiviso un modello assistenziale capace di contare sempre sulla presenza di professionisti con documentata esperienza in ambito critico, per inserirne nuovi. Lo sforzo organizzativo della direzione del dipartimento delle Professioni Infermieristiche ha consentito in pochi giorni di arrivare ad una dotazione complessiva di oltre 190 professionisti dedicati all’area intensiva Covid per coprire i livelli di assistenza».
Avete avuto particolari criticità organizzative, dati i tempi e le dimensioni dell’allestimento?
«La riorganizzazione ha richiesto un incremento ad esempio di oltre 30 ventilatori polmonari. Il tutto da implementare progressivamente rispetto all’incremento di pazienti che richiedevano ricovero in ambito intensivo. È stata una maratona nella quale era necessario arrivare primi. Abbiamo affrontato criticità, quotidianamente ne affrontiamo e le gestiamo, ma ogni giorno riusciamo a farcela».
Si sono registrati casi di positività tra il personale infermieristico?
«Con grande piacere posso dire che, al momento, non si sono registrati casi di positività tali da richiedere interventi da parte del medico competente».
Dopo più di un mese di attività del gruppo di lavoro, il personale infermieristico è numericamente sufficiente? C’è necessità di altre unità professionali?
«Disponiamo di 190 unità di personale infermieristico, ma l’obiettivo è di arrivare a 205. È stato adeguato anche il numero degli operatori di supporto, tale da garantire una presenza in turno h 24».
Se la situazione attuale si protraesse, potrebbero sorgere problemi nel percorso assistenziale?
«Vorrei essere ottimista. I dati degli accessi in terapia intensiva sono incoraggianti, ma potremmo fare di più laddove se ne presentasse la necessità». —
gian ugo berti
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