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Oltre 1.450 imprese pisane richiedono la cassa integrazione Al palo gli stagionali del turismo
PISA
Si moltiplicano le richieste di ammortizzatori sociali, si riducono le possibilità per i lavoratori stagionali di firmare un contratto a termine. Sono oltre 1.450 le imprese pisane che hanno chiesto di accedere alla cassa integrazione per far fronte al periodo di blocco delle attività e per assicurare un sostegno al reddito a circa 23mila lavoratori.
Di queste, 750 sono aziende artigiane, la maggior parte delle quali operanti nei settori della concia, della metalmeccanica e della manifattura, che hanno fatto ricorso al fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato per salvaguardare il reddito di oltre 3mila addetti.
Circa 700 sono invece le aziende che hanno chiesto di accedere ad uno degli strumenti previsti dal governo per tutelare i livelli occupazionali e il sistema produttivo: cassa integrazione ordinaria, fondi di solidarietà interni e cassa integrazione in deroga. Manovre, queste ultime, che coinvolgono in totale circa 20mila lavoratori.
Rispetto alla scorsa settimana, le nuove domande di accesso agli ammortizzatori sociali consentiti dal decreto Cura Italia hanno fatto lievitare di oltre 8mila tra operai, impiegati e artigiani il numero di lavoratori impiegati in provincia di Pisa coinvolto nelle richieste avanzate per far fronte all’emergenza economica e lavorativa che rischiano di scaturire da quella sanitaria.
«Il punto di svolta può essere il 13 aprile - sottolinea il segretario generale della Cgil di Pisa, Mauro Fuso -. Se dopo quella data il lavoro potrà riprendere, seppur gradualmente e con tutte le precauzioni possibili, la ripresa sarà salvaguardata e si potranno contenere gli effetti della crisi. Diversamente si concretizzeranno tutte le previsioni più negative e si rischia di andare incontro ad una crisi peggiore di quella del 2008».
Sembra invece finito, ancor prima di iniziare, il periodo lavorativo per le migliaia di stagionali che annualmente trovano impiego nel settore del turismo e nei comparti connessi, dalla ristorazione ai trasporti. «Quello del turismo sarà uno degli ultimi settori a ripartire - prosegue Fuso -. In provincia di Pisa il comparto è legato soprattutto agli arrivi dall’estero e sarà molto influenzato dal blocco dei voli, dal diffondersi dell’epidemia in altri Paesi e dalle limitazioni imposte in Italia. Per il turismo ed i settori collegati rischia di sparire un’intera stagione». —
Danilo Renzullo
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