Il Tirreno

Pisa

Altruismo e fratellanza 

La chiesa evangelica cinese dona 7mila mascherine a volontari, medici e Aoup

Danilo Renzullo

Shuen Jin, titolare del ristorante Oriente e figlio del pastore della congregazione: «Combattiamo insieme questa epidemia»

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Pisa

«Oltre a un aiuto concreto, il nostro è anche un messaggio di altruismo e fratellanza». La diffidenza che gli italiani hanno inizialmente mostrato nei confronti della comunità cinese non l’ha fermato. Anzi. Il crescente sospetto che i cinesi in Italia avrebbero potuto trasferire sul territorio nazionale il focolaio di coronavirus di Wuhan si è trasformato nella benzina che continua ad alimentare una macchina della solidarietà che, in poco più di un mese, ha permesso di distribuire a Pisa oltre settemila mascherine chirurgiche. Nei prossimi giorni, le donazioni a privati, enti ed associazioni del territorio continueranno grazie ad un ulteriore carico di tremila dispositivi e alle continue forniture che, soprattutto dalla Cina, contribuiscono a nutrire le speranze di uscire al più presto dall’emergenza.

Shuen Jin, 45 anni, titolare dello storico ristorante cinese “Oriente”, dalla fine dello scorso gennaio ha visto il locale di via Cammeo svuotarsi gradualmente di clienti e avventori. Pranzi improvvisamente annullati, cene “boicottate” e decine di prenotazioni delle agenzie turistiche disdette hanno costretto ad una chiusura forzata ben prima dei decreti governativi che hanno imposto lo stop a tutte le attività non essenziali.

Più le sedie restavano vuote, più aumentava quel senso di responsabilità nei confronti della città che lo ha accolto 39 anni fa quando, insieme alla madre, è atterrato a Pisa per un atteso ricongiungimento familiare.

«Abbiamo deciso di chiudere in anticipo anche per tutelare la salute dei nostri dieci dipendenti – sottolinea Jin che, dopo un lavoro nel settore dell’alta moda, ha ereditato la gestione del ristorante di famiglia inaugurato nel 1990 –. La nostra principale attività è diventata adesso la macchina della solidarietà».

Che si è concretizzata attraverso la onlus della chiesa evangelica cinese (di cui il padre di Jin, Ton-Lin, uno dei sette fondatori della chiesa in Italia, è pastore), raccogliendo le donazione provenienti da tutto il mondo e gestendo parte degli aiuti del governo centrale cinese.

Dalle prime centinaia di mascherine donate alla sezione pisana della Croce Rossa, la macchina della solidarietà non si è più fermata. Oltre settemila le mascherine consegnate a privati, studi medici, associazioni e al reparto di Oncologia dell’Aoup. Le ultime 500 sono state donate ieri alla Misericordia. Altre tremila, di cui la maggior parte provenienti da Londra, saranno consegnate nei prossimi giorni.

Tutte le forniture sono accompagnate da un volantino: “Siamo uniti col popolo italiano, combattiamo insieme contro questa epidemia. Noi sosteniamo gli italiani”.

A queste si aggiungono circa 40mila mascherine, destinate inizialmente alla Cina, consegnate su tutto il territorio nazionale dall’associazione “di amicizia”, di cui Jin è membro e il padre presidente onorario.

«Il nostro è un gesto e un messaggio di generosità e di altruismo – commenta Jin –. Giustifichiamo la reazione di paura che molti hanno avuto nei confronti dei cinesi e con questi atti vogliamo anche dimostrare che hanno sbagliato a temere di noi».

«Vogliamo ringraziare la comunità cinese per questo importante dono che ci permette di lavorare meglio – dice il commissario della Misericordia di Pisa Enrico Dini –. Siamo impegnati nella consegna della spesa a domicilio oltre alla nostra attività tradizionale di emergenza. Quest’anno, la Misericordia di Pisa compie 690 anni e ci sono valori come quello della solidarietà che ci appartengono da sempre. In questi giorni stiamo riscoprendo il valore di essere una comunità solidale e unita: non disperdiamo più questi valori, ma coltiviamoli e potenziamoli». –

Danilo Renzullo

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