Gioco
Niente serrata, ma ulteriori rallentamenti da oggi lo stato di agitazione dei dipendenti
La denuncia: «Da settimane costretti a turni massacranti senza alcun provvedimento per garantire la salute»
pisa
La serrata è esclusa, ma tutte le attività andranno incontro ad un ulteriore forte rallentamento. Con le code dei clienti, armati di carrelli e tanta pazienza, che potrebbero raddoppiare e in alcuni casi anche triplicare.
Oggi gli addetti della grande distribuzione organizzata incrociano le braccia per protestare contro i mancati interventi, anche legislativi, per tutelare i lavoratori di uno dei pochi settori che, con l’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus, continua a registrare accessi e vendite record.
Lo stato di agitazione proclamato nei giorni scorsi dalle segreterie regionali e provinciali di Filcams-Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs è servito ad accendere un riflettore sugli oltre mille addetti del settore nella provincia di Pisa, da settimane sottoposti a turni massacranti, ma non a veder materializzati gli interventi chiesti. Tra questi, la riduzione degli orari di apertura dei supermercati e la chiusura domenicale. Una manovra, quella che secondo i sindacati sarebbe servita a «garantire il necessario recupero psico-fisico» ai lavoratori e ad offrire la possibilità di sanificare i punti vendita frequentati ogni giorno da centinaia e centinaia di persone, applicata solo da qualche azienda, ma disattesa dalla maggior parte delle società del comparto.
La mobilitazione si concretizzerà oggi con un primo sciopero di tutto il turno lavorativo. Otto ore di braccia incrociate alle quali, nei prossimi giorni, potrebbero aggiungersi altrettante ore di astensione del lavoro sulla base del pacchetto di sedici ore di sciopero indetto dai sindacati.
«Le richieste che abbiamo avanzato nelle scorse settimane sono rimaste inascoltate – spiegano Caterina Ballanti della Filcams-Cgil, Irene Cesari della Uiltucs e Claudia Vargiu della Fisascat-Cisl di Pisa –. Continuiamo a chiedere di ridurre le fasce orarie di apertura al pubblico e la chiusura domenicale per dare una risposta ai lavoratori e garantire il recupero psico-fisico, oltre ad offrire un’occasione per le necessarie sanificazioni dei locali. Nell’emergenza coronavirus rimane centrale il problema del sovraffollamento e dell’esposizione costante e giornaliera dei lavoratori del settore, con centinaia di persone che si riversano nei supermercati, diventati ormai luoghi di svago e non solo di approvvigionamento necessario dei generi alimentari. Le persone vanno al supermercato non solo per l’essenziale spesa settimanale, ma anche per acquistare pochi oggetti e più volte a settimana. Alcune imprese hanno risposto positivamente e con senso di responsabilità e questo dimostra che si può fare, ma c’è ancora molta disomogeneità. È necessario regolare in maniera uniforme gli orari commerciali in modo da garantire ai lavoratori, ai cittadini, ma anche alle stesse aziende, un trattamento univoco».
La mobilitazione di oggi non metterà a rischio la spesa, assicurata soprattutto da personale part-time e precario (le categorie di lavoratori più impiegate nei giorni festivi). Un segnale “politico” che potrebbe essere replicato nel corso della prossima settimana con la proclamazione di un nuovo sciopero destinato, in questo caso, a paralizzare per un giorno quelle che dai vari decreti governativi legati al contenimento dell’epidemia sono state ritenute attività essenziali. «La salute – proseguono i rappresentanti dei lavoratori invitando ad una spesa e consumi “responsabili” – è il bene primario da tutelare, bene fondamentale ed imprescindibile che viene prima del profitto. Con lo sciopero vogliamo dare un segnale a quelle imprese che continuano a fare i conti su vendite e fatturati, anziché privilegiare in questa fase di emergenza la necessaria responsabilità collettiva». —
Danilo Renzullo
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