Il Tirreno

Pisa

Centri di accoglienza, si esce solo per lavoro o per motivi di salute

marco pagli
Centri di accoglienza, si esce solo per lavoro o per motivi di salute

Le indicazioni della prefettura: i gestori sono obbligati a provvedere per la spesa in prima persona a favore degli ospiti delle strutture 

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La prefettura di Pisa emana un provvedimento per regolamentare la gestioni dei centri di accoglienza straordinari a seguito dei decreti anti-Covid 19. In sostanza, le direttive sono due: da una parte il divieto per gli ospiti di uscire se non per lavoro o per motivi di salute e dall’altra l’obbligo per gli operatori degli enti gestori dei centri di provvedere per la spesa in prima persona.

Chi risiede all’interno dei cosiddetti Cas, insomma, non avrà la possibilità di uscire nemmeno per soddisfare quei bisogni primari (alimentari, tabacchi, generi di prima necessità), che invece è concessa agli altri cittadini. E allo stesso tempo aumentano gli incarichi per gli operatori, che non possono che essere preoccupati. Il documento, firmato dal viceprefetto vicario Nicola De Stefano, parte dall'emanazione del decreto del presidente del consiglio del 22 marzo scorso, nel quale sono contenute nuove e più stringenti norme per il contenimento della diffusione del Covid-19. E in particolare da quanto disposto dall'articolo 1: «È fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute».

Ma fa un passo in avanti ulteriore, limitatamente a quello che attiene i richiedenti asilo ospitati all’interno dei centri di accoglienza straordinari, centinaia e centinaia di persone che risiedono in varie strutture dislocate in tutta la provincia (per lo più in appartamenti e centri di piccole dimensioni).

«Tenuto conto, inoltre, che anche all'interno dei centri commerciali e i negozi di alimentari occorre diminuire le presenze – prosegue la nota inviata agli enti gestori – si richiama l’attenzione (agli stessi responsabili di associazioni, cooperative ed enti del terzo settore, ndc) sulla necessità che, fino a cessata esigenza, sia l’ente gestore a farsi carico dell'acquisto, del trasporto e della distribuzione ai migranti ospitati delle derrate alimentari e di quanto sia previsto di consegnare agli stessi». E prosegue, introducendo le ulteriori restrizioni di movimento per questi ultimi. «Si rammenta che gli spostamenti degli ospiti dal proprio domicilio sono ammessi solo per casi straordinari e pertanto risulta necessario che siano codesti enti ad organizzarsi in modo da assicurare la fruizione dei servizi, compresa la fornitura delle derrate alimentari». Prescrizioni che - senza dimenticare la necessità di garantire per quegli operatori che si incaricheranno dell'acquisto e della distribuzione delle spese – arrivano in un momento di forte sofferenza per quei soggetti che hanno la gestione dei centri. La stretta data dai decreti Salvini alle norme di accoglienza, tra cui anche il dimezzamento delle risorse stanziate dal ministero (il contributo giornaliero è passato da 35 a 18-19 euro a persona), ha reso sempre più difficile la prosecuzione del lavoro. Tanto che nell’ultimo anno e mezzo quasi tutti i bandi di rinnovo dei servizi di accoglienza sono andati deserti, proprio perché le nuove regole non permettono di svolgere le attività fino ad allora garantite. Taglio delle risorse, diminuzione dei servizi e degli operatori e bandi di rinnovo a cui nessuno partecipa. Insomma, una situazione già complicata che con l’arrivo dell’emergenza coronavirus e con i conseguenti provvedimenti rischia di diventare esplosiva. —

marco pagli

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