Il Tirreno

Pisa

Adattarsi per crescere senza innalzare nuovi muri

Valentina Landucci
Il  momento della scuola nell'epoca della didattica on line
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Il momento della scuola nell'epoca della didattica on line

Il commento del sabato del caposervizio del Tirreno Valentina Landucci su come l'emergenza coronavirus rappresenti una minaccia non solo per la nostra salute ma anche per i rapporti familiari e in particolare quelli tra genitori e figli

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PISA. “Quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti…”. Ma quando? Ma come? Magari nel 1960, quando a cantare il capolavoro di Gino Paoli fu per la prima volta Mina. Non in questo dannatissimo 2020. Da quando siamo tutti “qui con me”. Dove il me è quello di padri, madri, figli, in qualche caso suoceri o genitori anziani che condividono lo stesso domicilio.

Spesso in quella manciata di metri quadrati contesi alla spasmodica ricerca di un purché minimo spazio vitale le pareti si moltiplicano. Più che abbattere i confini nel nome di una ritrovata/obbligata convivenza si alzano barricate sul divieto di uscire, su chi va a fare la spesa, sul cosa si cucina per cena, sul quando si fanno i compiti con la didattica a distanza. Se va bene. Perché la convivenza forzata può anche diventare violenza, psicologica e fisica. E allora c’è poco da fare dell’ironia sui versi delle canzoni. Ma a ben vedere, in ogni caso, è un’ironia amara quella sulla difficile costruzione di una quotidianità “under pressure” per dirla con Bowie e Mercury.

Provate a mettervi nei panni di un adolescente abituato al pomeriggio con gli amici al parco, al calcetto, al cinema il venerdì e alla pizza il sabato. Come pure alle ore di lezione, alle interrogazioni e ai compiti in classe. Anche la scuola manca in questa vita a basso voltaggio. Per i figli e certamente per i genitori che hanno trasformato le sale da pranzo in uffici, i salotti in pub per l’aperitivo, i giardini – quando ci sono – in parchi a tema.

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Bisogna sapersi adattare. E del resto è la capacità di adattamento – sosteneva Charles Darwin - il motore dell’evoluzione. Allora evolviamoci! Ma verso cosa? Cosa stiamo diventando? Genitori ficcanaso che negano ai figli “finalmente” confinati a casa anche la videochiamata al fidanzatino? Padri, madri, nonni che si improvvisano saputelli maestrini ogni qual volta il prof spiega perché Cesare decise di passare il Rubicone? È vero, “alea iacta est”, il dado è tratto anche per noi, non abbiamo alternative (se non mettere gravemente a repentaglio la salute degli altri oltre che la nostra e, nella migliore delle ipotesi, beccarsi una multa e una denuncia). Con queste pareti ma prima di tutto con questa emergenza dobbiamo fare i conti che sono e saranno pesantissimi, per qualcuno – troppi – insostenibili.

Allora cerchiamo di prendere alla lettera il suggerimento di chi ne sa più di noi. Ci sono già le mura delle nostre case ad essersi trasformate in barriere, non costruiamone altre. Costretti nel piccolo mondo delle nostre abitazioni, ci dicono, abbiamo la possibilità di conoscere di più, capire di più, rispettare di più. Possiamo costruire ponti, allargare i nostri confini per rendere più saldi i legami con le persone alle quali vogliamo bene. —

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