Il Tirreno

Pisa

Maxi rivoluzione tra i prof chiamati nei reparti Covid

Gian Ugo Berti
Il professor Mario Petrini, direttore dell’unità operativa di Ematologia e del Dipartimento Assistenziale di Medicina e Oncologia
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Il professor Mario Petrini, direttore dell’unità operativa di Ematologia e del Dipartimento Assistenziale di Medicina e Oncologia

L’Università dell’Azienda ospedaliera di Pisa si attrezza adeguandosi all’emergenza e modifica le strutture, sospendendo attività e concentrando il personale

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PISA. Anche l’Università s’attrezza nell’emergenza e modifica radicalmente le proprie strutture. Ne parla Mario Petrini, direttore dell’unità operativa di Ematologia e del Dipartimento Assistenziale di Medicina e Oncologia.

Si poteva prevedere tutto ciò?

«L’infezione ha evidenziato i limiti del sistema sanitario dopo anni di tagli senza una riorganizzazione moderna di ospedali e presìdi. La rapidità dell’espansione, il numero di infettati e decessi ha reso necessario riorganizzare gli ospedali in un assetto prima inimmaginabile. La direzione dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana ha dimostrato determinazione, progettualità e capacità di riorganizzazione con individuazione di percorsi specifici, sospensione di attività e concentrazione del personale. I professori hanno accettato. Le difficoltà di appartenere ad un ministero diverso per finalità di lavoro sono state superate e la maggior parte dell’attività dei professori è dedicata all’assistenza».

Com’ è avvenuta la suddivisione?

«Reparti come la Medicina Interna e le Cliniche Mediche sono stati chiusi e i professori trasferiti nei reparti covid a Cisanello. Pediatria, ostetricia e ginecologia, oncologia ed ematologia proseguono le loro attività di ricovero al Santa Chiara mentre sono impegnate a contattare i pazienti ambulatoriali, per telefono, in modo da garantire un’assistenza a distanza. I laboratori di ricerca sono stati chiusi o l’attività ridotta al minimo, con la limitazione ai soli interventi non rinviabili».

E le strutture specifiche contro il virus?

«La virologia è in prima fila nella gestione delle analisi per coronavirus e i docenti di Igiene hanno un ruolo nazionale. I medici universitari hanno anche riconvertito l’attività didattica passando, nel 100% dei casi, a forme di lezioni a distanza utilizzando collegamenti messi a disposizione dall’ateneo. Sessioni di laurea ed esami sono stati eseguiti per via telematica».

Che impressione fa vedere gli spazi così modificati?

«Fa impressione passare per le aule vuote, i laboratori di ricerca abbandonati in un silenzio mai percepito: tutto in contrapposizione con la fatica e il fermento delle medicine d’urgenza e delle rianimazioni. S’ inizia la lezione e sembra di parlare da soli anche se i puntini verdi accanto al nome di ogni singolo studente ci fanno capire che oltre lo schermo ci sono gli allievi. La lezione procede in modo un po’ imbarazzato fino a quando qualche voce chiede un chiarimento o riferisce di problemi nella trasmissione: allora si capisce di non essere soli e la lezione decolla. Non sono certo lezioni come quelle dal vivo. Alla fine, però, quando si saluta nel vuoto, la generosità dei ragazzi si manifesta con un apprezzamento ed un arrivederci».

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