Toscana
La qualità dell’aria non migliora affatto nonostante i blocchi a traffico e industrie
I dati delle centraline di Pisa (due a I Passi e a Borghetto) e di Santa Croce non mostrano segnali positivi rispetto al 2019
pisa
I blocchi e le restrizioni a traffico e produzione industriale legati all’emergenza coronavirus non migliorano la qualità dell’aria in provincia di Pisa.
I dati rilevati da Arpat sulle due centraline di Pisa e su quella di Santa Croce sull’Arno, infatti, non sono migliori se confrontati con quelli degli stessi giorni di marzo del 2019. Molte mappe satellitari mostrano, in particolare nella pianura padana e, restando in Toscana, a Firenze e Lucca un netto miglioramento della percentuale delle Pm10 nell’aria. Particelle inquinanti causate da traffico veicolare alle quali si aggiungono le emissioni di polveri derivanti dall'accensione degli impianti di riscaldamento, in modo particolare stufe a legna e pellet.
Sono stati presi in analisi i dati di Arpat dal 10 al 24 marzo per le tre centraline pisane. Una a Santa Croce, nella zona del supermercato Coop e che tiene di conto della zona industriale delle concerie. Le altre due, nei quartieri de I Passi e Borghetto, tengono conto della zona urbana di Pisa. Nel 2019 il valore medio giornaliero della centralina di Santa Croce non ha mai superato 21 microgrammi ogni metro cubo (il valore limite medio è di 40). Negli stessi giorni, quelli in cui è iniziata una sorta di “quarantena collettiva” a causa del diffondersi del Covid-19, il valore ha superato di slancio i 23 microgrammi ogni metro cubo. Discorso simile per le due centraline di Pisa. Dal 10 al 24 marzo la media di quella de I Passi è rimasta su un valore di 19,3 microgrammi ogni metro cubo. Leggermente più alta, perché riferita a un contesto maggiormente urbano, quella di Borghetto, il cui valore nel 2019 era arrivato a 21,7. Proprio quest’ultimo, però, si è attestato a 23,5 in queste ultime due settimane, con passi che ha fatto registrare l’incremento maggiore con un valore di 22,5. Facile capire come, al netto del crollo del traffico che rende praticamente deserte le città, l’obbligo di vivere quasi 24 ore su 24 in casa abbia incrementato notevolmente la richiesta energetica delle singole abitazioni. E, fattore non trascurabile come suggerito proprio da Arpat, le giornate ventose, in grado di ripulire l’aria delle città pisane, sono state meno frequenti in questo scorcio di marzo 2020 rispetto a un anno fa (26 chilometri orari di media nel 2019, 20 in queste ultime due settimane). Questo, però, vale solo in parte: altro elemento decisivo sono le temperature medie. Bene, nel 2019, al netto di una maggiore capacità dei venti di ripulire l’aria di Santa Croce e Pisa, ma più in generale di tutta la provincia pisana, le temperature medie erano state di 10,8 gradi. In questo 2020, ad esclusione di questa ondata di freddo degli ultimi due giorni, e altri tre a inizio mese, le temperature medie non erano mai scese sotto gli 11, a volte anche 12 gradi. Tornando alle singole centraline, quella di Santa Croce solo quattro volte, tra il 10 e il 24 marzo 2019, aveva superato il valore di 29 microgrammi ogni metro cubo. Per sette volte, invece, il valore di 29 è, pur entro i limiti di sicurezza, stato toccato e superato nel 2020. Discorso simile per la centralina di Pisa-I Passi: un solo superamento del valore di 29 microgrammi ogni metro cubo lo scorso anno, già tre in queste ultime due settimane. Due, infine, i superamenti del valore di riferimento per la centralina di Pisa-Borghetto, quella delle tre con i valori peggiori di qualità dell’aria: nel marzo 2019 due volte si è toccato o superato il valore di 29, una in meno rispetto a questi giorni. —
Alessandro bientinesi
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