Il Tirreno

Pisa

La testimonianza  

«Così ho scoperto di essere positivo»

Pietro Barghigiani
«Così ho scoperto di essere positivo»

Il racconto di un medico isolato in un appartamento «Ancora febbre, spero di tornare presto tra i miei colleghi»

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Pisa

Non c’è stato bisogno di chiamare il medico di famiglia. E neanche il 118. Ha saputo interpretare da solo i sintomi e imporsi l’isolamento poi comunicato all’Asl.

È un medico di 53 anni, anestesista in ospedale, e al Tirreno racconta come ha scoperto la sua positività e come passa le giornate in attesa del via libera al rientro al lavoro.

Dottore come sta?

«Direi bene, ma ho ancora un po’ di febbre».

Quando e come ha scoperto di essere positivo al coronavirus?

«È successo venerdì sera. Avevo la febbre e tutti i sintomi di un’influenza. Ho capito subito che poteva essere il virus. Mi sono subito isolato».

Dopo aver segnalato la situazione all’Asl cosa è successo?

«Sto in casa e aspetto il decorso di questi sintomi».

E con il resto dei familiari come fa?

«Ho la fortuna di avere la disponibilità di un piccolo appartamento accanto alla casa principale. Mi sono trasferito lì. Mia moglie e le due figlie stanno nell’altra abitazione. Ripeto, sono fortunato ad avere questa opportunità. Purtroppo non tutti possono gestire in questo modo l’isolamento».

Si sta curando con qualcosa in particolare?

«No, deve solo passare questa fase. Mi dispiace per il lavoro».

Perché?

«In questo momento hanno sicuramente di una mano in più e io non ci sono».

Dove e quando pensa di essere stato contagiato?

«Non lo so. Spero solo di non aver contagiato qualche collega o personale sanitario. In ospedale si incontra di tutti, si sta a contatto con tantissime persone. Al di là di questo non saprei».

E proprio negli ospedali il personale viene contagiato.

«Sì, il gruppo non solo di medici, ma anche infermieri, comincia a diventare consistente».

Da medico in isolamento che consigli si sente di dare?

«Ora è il momento di combattere. Che la gente deve stare in casa è scontato. Se ne potrà uscire solo rispettando le regole e rimanendo chiusi nelle nostre abitazioni. Non ci si può e non ci si deve ammalare perché gli ospedali non ce la fanno più a ricevere pazienti».

Cisanello sta diventando un riferimento per i ricoveri nell’area Nord Ovest.

«Certo, è evidente. I primi a essersi riempiti sono stati gli ospedali periferici».

Quando pensa di poter tornare al lavoro?

«Non lo so. Sinceramente il primo pensiero adesso è rivolto a superare questo problema». —

Pietro Barghigiani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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