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In rivolta i medici in prima linea «A rischio le mascherine Tnt 3 veli»

Pietro barghigiani
In rivolta i medici in prima linea «A rischio le mascherine Tnt 3 veli»

Ultimatum alla Regione Toscana: Snami 118, Fismu 118 e Cobas Asl Centro pronti all’esposto in Procura

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Un giorno di tempo per imporre nuovi test sulle mascherine in dotazione al personale sanitario della Toscana. Se allo scadere dell’ultimatum-diffida non ci saranno provvedimenti della Regione Toscana, almeno tre sigle sindacali dei medici toscani si rivolgeranno alla Procura della Repubblica.

Mai come in questi giorni drammatici si gioca anche sulla pelle di chi sta in prima linea la battaglia contro il coranavirus. E gli operatori, sempre più contagiati, ritengono che a livello di dispositivi di protezione la carenza di tute e mascherine sia una delle cause della progressione geometrica di positività tra dottori e infermieri.

La diffida, firmata da Snami 118 Toscana, Fismu 118 Toscana e Cobas Asl Centro, è stata inviata al presidente della Regione Enrico Rossi, all’assessore Stefania Saccardi, al direttore del dipartimento maxi emergenze, a tutti i prefetti toscani e per conoscenza al ministro della Salute Roberto Speranza.

Il punto in contestazione riguarda l’efficacia delle mascherine Tnt 3 veli. Il tessuto non tessuto per i sindacati non svolgerebbe alcuna funzione protettiva. E a sostegno della tesi citano la consulenza di una docente del Politecnico di Torino. Se la Regione è arrivata a dare il via libera alla produzione locale di quel tipo di mascherine è perché dalla Protezione civile non sono arrivate quelle chirurgiche marcate Ce.

«La Regione Toscana ha più volte richiesto al dipartimento della Protezione civile la consegna di mascherine certificate, richieste che ad oggi non sono ancora state evase – si legge nell’ordinanza del 19 marzo con cui si dà il via alle mascherine Tnt 3 veli – a fronte di un numero crescente di pazienti positivi e ricoverati nelle strutture ospedaliere, con necessità per gli operatori sanitari di disporre sin da ora di mascherine chirurgiche per prevenire il contagio. Per far fronte a tale carenza, la Regione Toscana si è fin da subito attivata per far produrre da imprese locali mascherine che potessero avere prestazioni analoghe e simili alle cosiddette “mascherine chirurgiche”. Le mascherine Tnt 3 veli sono state prodotte secondo i modelli e le schede prodotto/materiali».

Per la Regione i test di laboratorio hanno dato risultati positivi in linea con il tipo di mascherine chirurgiche. Insomma, in assenza del prodotto titolare anche il surrogato può andare bene. Anche perché, è la stessa Regione ad ammetterlo, se non dovessero essere accettate le mascherine Tnt 3 veli gli ospedali rischierebbero di chiudere.

«Il ricorso alle mascherine Tnt 3 veli per la protezione del personale sanitario è, al momento e in assenza di mascherine certificate in numero idoneo rispetto alla situazione epidemiologica in atto, l'unico strumento per evitare il rischio di chiusura delle strutture ospedaliere e le gravi conseguenze per la salute pubblica che questo comporterebbe – recita l’ordinanza inviata anche al ministero della Salute ––. Un'eventuale revoca della presente ordinanza nella perdurante carenza di mascherine marcate Ce Unien 149:2009 potrebbe determinare la chiusura degli ospedali toscani».

Una soluzione alternativa che ai medici non piace. Servono le mascherine Ffp2 o Ffp3. Il tessuto non tessuto non serve a niente, insistono le sigle sindacali. Il dubbio dei sanitari diventa consulenza tecnica firmata dall’ingegner Alice Ravizza che nella sua relazione individua una serie di lacune nei test cui sono state sottoposte le mascherine Tnt 3 veli. Mancanze, a suo dire, che portano alla conclusione di attestare «che il test di “efficienza di filtrazione di mascherine” non appare fornire garanzie sulle principali caratteristiche tecniche delle “mascherine chirurgiche” o dei “respiratori” che sono definiti dalle diverse norme tecniche a tutela della persona che indossa tali dispositivi in quanto non è valutata la filtrazione batterica, la traspirabilità né la respirabilità, né l’indossabilità o la sigillatura al viso».

La sintesi della consulenza è che «le mascherine oggetto di test non possono, dopo analisi tecnica dei risultati disponibili, essere definite “a norma”, né possono essere definite “utilizzabili come dispositivi medici”».

Se la Regione non interverrà per disporre un’integrazione ai test sull’affidabilità delle mascherine, il tema della protezione sanitaria contro il coronavirus potrebbe finire in Procura. —

Pietro barghigiani

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