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Pisa

Il Covid-19 serra le industrie la guerra non c’era riuscita

Danilo Renzullo
Il Covid-19 serra le industrie la guerra non c’era riuscita

Entro tre giorni il cuore produttivo di Pisa e provincia smetterà di battere Fuso: «È un problema, ma il momento chiede questo nuovo sacrificio»

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Pisa

Nemmeno i più partecipati scioperi generali sono riusciti a decretare la momentanea sospensione di quasi l’intera filiera produttiva. Almeno nell’ultimo secolo. E nemmeno la Seconda guerra mondiale ci era riuscita quando, nonostante la pioggia di bombe, le devastazioni e le migliaia di morti, le code degli operai agli ingressi delle fabbriche continuarono ad alimentare la sussistenza del sistema produttivo di centinaia di stabilimenti, alcuni dei quali costretti ad un’amara riconversione per sfornare strumenti e attrezzature da destinare ai campi di battaglia. Con il decreto “Chiudi Italia” di domenica scorsa, il cuore produttivo della provincia di Pisa smette di battere.

Si fermano tutte le grandi industrie e le centinaia e centinaia di piccole, medie e piccolissime imprese. Interi settori produttivi, dalla metalmeccanica al conciario, dal legno all’edilizia, chiamati a sacrificare parte delle lavorazioni e dei fatturati per contribuire alla lotta contro l’avanzare del coronavirus.

Tre giorni. È il tempo massimo concesso per mettere in sicurezza gli stabilimenti, svuotare i magazzini e far fronte alle ultime consegne. Poi sarà serrata generale, o quasi. Che da giovedì, e almeno fino al 3 aprile, lascerà a casa tra i quindici e i ventimila lavoratori in provincia di Pisa. Tutti impiegati in stabilimenti non ritenuti strategici.

Molte aziende, in qualche modo, avevano anticipato le misure restrittive annunciate nella tarda serata di sabato scorso dal premier Conte e definite negli ultimi giorni. Chiusure a singhiozzo, organizzazioni interne rivoluzionate e produzioni rallentate, ma comunque assicurate per continuare a rispondere alle richieste provenienti soprattutto dai mercati esteri.

Con l’ultimo decreto governativo si fermano la Piaggio e la Vitesco Technologies, le motrici del sistema produttivo pisano. Stop alla Asso Werke, ai siti produttivi del gruppo All. co (Pontedera e Pisa) e alla Smith, che aveva anticipato la chiusura anche a causa del crollo del prezzo del petrolio. Chiudono temporaneamente tutte le aziende del distretto conciario e quelle legate al settore del legno. Semiparalizzate le attività delle imprese edili.

Tra le grandi industrie del territorio resta un punto interrogativo sulla Saint-Gobain. La fabbrica di Porta a Mare non rientra tra quelle ritenute essenziali, ma la linea produttiva alimentata dal forno float non può essere fermata. Ieri le attività sono proseguite quasi regolarmente in attesa di una disposizione del prefetto. «Il momento richiede questo sforzo – dice il segretario della Cgil pisana Mauro Fuso –. Le chiusure delle aziende provocheranno tante complicazioni, ma le limitazioni non erano più sufficienti a contenere il contagio». –

Danilo Renzullo

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