Gioco
Lo sfogo dell'infermiera di Cisanello: «Siamo sfiniti, ma voi restate a casa e rispettateci»
Tania Vaccai fa parte del gruppo Covid-19 del reparto di terapia intensiva: «La nostra è una missione»
PISA. Distrutta dopo una giornata di lavoro, Tania Vaccai, di Uliveto Terme, infermiera a Cisanello, prima di tornare a casa si ferma un attimo. Prima dell’epidemia da coronavirus lavorava come tecnico anestesista in sala operatoria, ora fa parte del gruppo Covid-19 nella terapia intensiva e nella sala operatoria che è stata allestita per i pazienti più gravi.
Tania prende fiato e inizia a scrivere su quello che diventa una sorta di diario del dramma. «A cosa sto pensando? A voi che a casa non ci volete stare, a voi che vi lamentate perché non potete andare a correre, a voi che siete degli incompetenti».
Parole che significano: state a casa. L’infermiera va avanti. «Penso a me che rischio la vita per tutti voi. Date un’occhiata alla mia faccia dopo quattro ore di scafandro addosso, maschera occhiali e casco con visiera. E penso a me quando esco per mezz’ora e mi devo spogliare senza contaminarmi per poter andare in bagno a idratarmi. E poi rientro per cercare di curare quei pazienti: ogni giorno, ogni ora, sempre di più. Stanno male, sono soli e non sanno se mai rivedranno qualcuno».
Un dolore che non si può descrivere. «Entri alle 13.30 e fino alle 23 non sei a casa . E mentre percorri la strada in macchina, mille pensieri ma soprattutto la paura di contagiare qualcuno dei tuoi familiari. E a quel punto ti crolla il mondo addosso, ti fai tremila film, preghi, speri, la notte non dormi. Ma poi torni dai tuoi pazienti perché ti aspettano, perché sperano in noi, perché il nostro lavoro è una missione.
«Cari politici, cari cittadini che vi lamentate venite a fare un turno con noi – aggiunge l’infermiera –. State a casa, portateci almeno rispetto».
Un invito al senso di responsabilità e all’impegno di ciascuno. E un invito a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà. «In questi giorni l’azienda ospedaliera sta facendo il massimo – dice –. È normale che ci siano difficoltà, nessuno si è mai trovato di fronte a questa emergenza. Si stanno organizzando per i pazienti e anche per noi. La paura di contagiare i nostri familiari è per tutti molto alta. È anche il mio pensiero fisso, che non mi fa dormire. Noi dipendenti in prima linea abbiamo anche ricevuto una email, con cui annunciano di averci messo a disposizione alcuni alloggi in una foresteria per poter lavorare in sicurezza ed evitare contagi in famiglia, stando lontano dalle nostre case». —
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