Sicurezza
Carcere, operatrice sanitaria positiva e la Cgil minaccia esposti
PISA
«Il direttore della casa circondariale di Pisa sta impedendo a coloro che lavorano all'interno del carcere (infermieri, medici, personale di polizia penitenziaria, amministrativi ed educatori) di indossare le mascherine chirurgiche monouso perché, a suo dire, ciò potrebbe ingenerare malcontento tra i detenuti. Ricordiamo alla direzione dell’Asl Toscana Nord Ovest, che non può derogare alle responsabilità e all'integrità del proprio personale dipendente risultando succube della direzione carceraria». La denuncia è forte e chiara e arriva dai sindacati. Da Giovanna Bernardini, Mario Di Maio e Marco Noero della Cgil di Pisa. E probabilmente è legata anche al fatto che pochi giorni fa una operatrice sanitaria, classe 1958, è stata trovata positiva al Covid.
«Chiedere di non indossare le mascherine chirurgiche è inaccettabile dato lo stato d'emergenza. È ormai noto, le mascherine sono parzialmente uno strumento di “difesa” , ma hanno soprattutto il preciso scopo di impedire la diffusione nell'ambiente circostante di goccioline di secrezioni respiratorie, e pertanto sono necessarie, ogniqualvolta i lavoratori si trovino ad operare a meno di un metro di distanza sociale tra loro» , aggiungono i rappresentanti della Cgil. Il sindacato ricorda «che l'utilizzo delle mascherine ha primariamente lo scopo di evitare di esporre i detenuti ad un possibile contagio da Covid-19 che, evidentemente, data la condizione penitenziaria, può essere introdotto solo da personale che ha rapporti con l'esterno. Per questo motivo il loro utilizzo è in genere molto apprezzato dai detenuti».
Il documento conclude con un avvertimento: «Non escludiamo esposti o denuncia alle autorità competenti laddove malauguratamente si presentasse un caso conclamato da Covid-19 fra gli operatori o i detenuti».
Anche la Ciisa Penitenziari con il suo segretario generale Romeo Chierchia denuncia: «Il direttore di Pisa, in piena emergenza sanitaria, tiene aperto il servizio dei colloqui per il ritiro dei soldi e dei pacchi, alimentando contatti e mobilità da parte dei cittadini familiari e affini dei detenuti, in barba ai divieti applicabili a tutti i cittadini». —
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