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Dottoressa con il covid-19 bloccata in casa: «Positivi anche mio marito e i miei figli»

Pietro Barghigiani
Una dottoressa in una corsia d’ospedale
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Una dottoressa in una corsia d’ospedale

Il problema dei tamponi: «Purtroppo non vengono fatti a tutti, così chi ha lievi sintomi rischia di propagare la malattia»

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SAN GIULIANO TERME. Non è grave. È in casa con il marito e i due figli. Positiva al coronavirus con la ragionevole certezza che anche i suoi familiari a breve la raggiungeranno nell’elenco dei contagiati. È un medico che affronta con approccio sanitario la disavventura trasformata in pandemia. Vive a San Giuliano, ha 50 anni e finirà la sorveglianza dell’Asl ai primi di aprile.

Dottoressa, come sta?

«Stiamo bene tutti, a parte mio figlio che ha avuto vomito e raffreddore».

In casa vi siete isolati?

«Nessun accorgimento particolare. Io sono positiva, ma in fase di guarigione clinica. Mio marito e i ragazzi a breve faranno il tampone, ma quasi certamente sono positivi anche loro. I sintomi sono quelli».

Ha idea di come possa essere stata contagiata?

«Non so. Di sicuro il primo a stare male è stato mio figlio. Ha esordito con un fortissimo vomito. Poi siamo andati in vacanza sulle Dolomiti con altri due nuclei familiari. E nel giro di un paio di giorni tutti avevano problemi gastrointestinali e i soliti sintomi. In tutto eravamo 11 persone. A parte un paio di bimbi, tutti si sono sentiti male».

C’è chi è andato in ospedale?

«No, per fortuna no».

Sta seguendo un trattamento farmacologico?

«No. Il decorso è naturale. Solo un giorno ho avuto la febbre a 37,5».

Nessun sintomo per i familiari?

«Ci siamo ammalati tutti, ma in forma lieve. Niente ospedale. Non c’è la necessità di vivere separati o di non condividere gli spazi. Per fortuna stiamo bene e siamo sereni».

Come funzionano i controlli?

«La sorveglianza sanitaria spetta all’Asl. E devo dire che è veramente molto presente. I contatti sono quotidiani».

Quando finisce la quarantena?

«Ai primi di aprile sempre che il tampone sia negativo».

Lei è un medico e vive la situazione con la consapevolezza da “addetto ai lavori”. Secondo lei cosa si può fare per frenare i contagi?

«Il messaggio importante che deve passare è quello di fare i tamponi anche a chi ha sintomi deboli. Ora che l’ondata dell’influenza è passata, certi segnali ci dicono che quasi certamente si tratta del Covid-19. Fare anche gli asintomatici sarebbe l’ideale, ma anche occuparsi di quelli con pochi sintomi influenzali sarebbe importante. Il problema è che non vengono testati. Invece è proprio ora il momento di testare queste persone perché sono potenziali diffusori».

Come è possibile?

«Vanno sensibilizzati anche i medici di famiglia e territoriali perché quando vengono segnalati disturbi gastroenterici e raffreddori significa che con ogni probabilità siamo in presenza di infezioni da Covid-19. Senza tampone queste persone se ne vanno in giro a contagiare. C’è una scarsa attenzione verso di loro».

E senza tamponi come ci si può proteggere?

«Quando si hanno questi sintomi conviene isolarsi». —Pietro Barghigiani


 

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