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Piaggio, niente smart working per gli impiegati

Piaggio, niente smart working per gli impiegati

Orario dimezzato negli uffici ma si va verso lo sciopero. Lega e M5S chiedono la fermata. I sindacati rispondono: «Demagogia»

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PONTEDERA

Così com’era successo per gli operai, anche per gli impiegati la Piaggio ha proposto la riduzione dell’orario per tagliare del cinquanta per cento la presenza contemporanea dei dipendenti in azienda. Quindi, è stato deciso che si possono fare due turni, o dalle 8 alle 12 o dalle 14 alle 18. E niente smart working per dare soluzioni omogenee e non discriminanti tra chi potrebbe anche lavorare da casa e chi, per la natura del proprio incarico, non può assentarsi dall’ufficio. Una prospettiva che non è piaciuta ai delegati Rsu di Fiom, Uilm e Usb che potrebbero proclamare lo sciopero per lunedì.

Una situazione insolita alla Piaggio, alle prese con le misure di sicurezza imposte dal governo, la necessità di proseguire la produzione e la pressante ondata dell’opinione pubblica che chiede la chiusura. Gli appelli alle istituzioni da parte di cittadini e partiti politici si moltiplicano. La consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, Fabiola Toncelli, ha detto che «come M5S di Pontedera ci schieriamo dalla parte dei lavoratori Piaggio che richiedono il momentaneo stop alla produzione così come decine di altre aziende. Piaggio non è una azienda strategica che produce beni di prima necessità». E ancora: «Dovrebbe attuare un fermo produzione in modo che i lavoratori possano “stare a casa” visto che è ormai accertato che l’unico modo per arginare la trasmissione del virus sia quello di non spostarsi».

Secondo la Lega di Pontedera, «è una situazione straordinaria ed occorrono decisioni straordinarie per il bene di tutti. È per questo che facciamo un appello all’azienda più importante del nostro territorio, la Piaggio: ci rivolgiamo al suo presidente, Roberto Colaninno, affinché prenda in considerazione l’ipotesi di fermare la produzione. All’interno della Piaggio lavorano migliaia di persone tra dipendenti e operai, molti di questi lavorano in catena e vengono tutti a contatto con gli stessi oggetti. Le misure adottate, come l’utilizzo delle mascherine o la misurazione della temperature, si rivelano insufficienti». E poi: «Saremo lieti se a questo appello si aggiungessero tutte le forze politiche e in particolare quelle che attualmente sorreggono l’attuale giunta comunale e il sindaco».

Interventi che hanno scatenato la risposta dei sindacati. «Le fabbriche le deve chiudere il governo, mettendoci i soldi, ma non 4 miliardi di euro, ma almeno 10 volte di più», dicono le segreterie provinciali di Fiom, Fim e Uilm che aggiungono: «Quella del Movimento 5 Stelle ancora una volta è una politica demagogica e strumentale che li fa stare al governo a fare le leggi e gli accordi con il sindacato e le aziende e poi sui territori appoggia tutti coloro che le leggi e gli accordi non li vogliono rispettare». E sulla Lega: «Ricordiamo alla Lega che anche in Lombardia, dove purtroppo le condizioni di diffusione del virus sono ben più drammatiche che in Toscana, le fabbriche sono ancora quasi tutte aperte, nonostante un appello di Cigil, Cisl e Uil della Lombardia che chiedono da giorni al governo e alla Regione, amministrata da loro, di chiudere tutto ciò che non è indispensabile». —

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