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Pisa

medici sotto stress 

«Non vogliamo scegliere chi poter curare e chi no»

«Non vogliamo scegliere chi poter curare e chi no»

Appello alla Regione: i presidenti degli Ordini provinciali chiedono sicurezza  con tute e mascherine. «Non costringeteci ad andare contro la nostra etica»

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Pisa

Vogliono essere messi nella condizione di non ammalarsi. E non di non contagiare i pazienti.

Schierati in prima linea, i medici, sia di famiglia che ospedalieri, vivono giorni di stress. Una situazione di sovraccarico emotivo che potrebbe pregiudicarne l’attività. Lo denunciano in un documento consegnato al presidente della Regione, Enrico Rossi e all’assessore regionale alla Salute, Stefania Saccardi, i presidenti degli Ordini provinciali di medici e dentisti. Per Pisa il dottor Giuseppe Figlini.

«Ad oggi abbiamo notizie, ma i dati ufficiali li attendiamo dal competente assessorato regionale, che numerosi operatori sanitari sono infettati o posti in quarantena, ciò che impone una seria riflessione sul fatto che vi sia stato qualcosa che non ha funzionato nella strategia di protezione personale degli operatori medesimi» sottolineano nella lettera i vertici toscani della categoria.

Oltre a invocare il rispetto delle procedure e dei sistemi di prevenzione, i medici chiedono con forza «l’uso di idonei dispositivi di protezione individuale da parte di ogni singolo sanitario che opera in situazioni che prevedano contatti con casi sospetti o confermati di Covid-19. Appare utile segnalare che l’Inail, in un documento ufficiale, e l’Oms, ritengono che il personale sia medico che sanitario in generale, in corso di emergenze infettive, deve essere dotato di filtranti respiratori FFP2, protezione facciale e occhiali protettivi, camice impermeabile a maniche lunghe e guanti».

Il malessere diventa preoccupazione tra i camici bianchi.

«I nostri iscritti hanno la percezione di non essere adeguatamente protetti dalla pericolosa infezione da coronavirus» prosegue il documento. Vengono auspicate diverse iniziative in capo alla Regione: immediata comunicazione per via telematica al medico di famiglia o ai pediatri il nome dei propri pazienti risultati positivi; dotazione di kit di dispositivi di protezione individuale per tutti i medici e gli operatori sanitari in generale che per qualsiasi motivo sono venuti o vengono a contatto con soggetti Covid-19 sospetti o accertati; qualora non vi fossero adeguate (in qualità e/o quantità) forniture di Dpi, modificare l’assetto organizzativo assistenziale per evitare il contagio degli operatori sanitari, per tutti i motivi suddetti e, contemporaneamente, per evitare agli operatori di dover operare scelte poco etiche in merito a chi poter curare, e a chi no, nel miglior modo possibile, «scelte che sarebbero in forte contrasto tanto con la nostra Costituzione che con la deontologia professionale»; comunicare periodicamente agli Ordini professionali il numero dei medici che risultano essere contagiati o in quarantena». —

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