Sicurezza
DOVEVO IMMORTALARE UN MOMENTO STORICO
Sono giorni davvero strani. Situazioni strane. Prospettive strane. Dimensioni e volumi intorno a noi strani. Anche la luce che illumina le strade, i palazzi, i ponti, anche quella è strana. Tutto avvolto in una calma irreale, un silenzio assordante circonda tutto.
Piazza dei Miracoli, la sua Torre pendente, è da sempre uno dei simboli, se non il simbolo del nostro Paese all’estero. Dopo aver appreso della predisposizione, da parte dell’amministrazione comunale, del servizio di sanificazione delle strade e dei luoghi della città, immediatamente immagino la foto da fare. L’insieme di due elementi, di valenza così giornalisticamente potente, è assolutamente da documentare. Un’immagine forte. Mostrare il simbolo del Paese, delle nostre bellezze e dell’orgoglio culturale insieme all’impegno e alla cura profusi per combattere questo maledetto virus. Anticipo questa possibilità (oltre che, ovviamente, a Il Tirreno, giornale per il quale lavoro da decenni) alle agenzie di stampa internazionali, che in questi giorni hanno “sete” di immagini dall’Italia.
Arrivo presto in Piazza dei Miracoli. La fortuna mi assiste nella luce, in quanto il cielo è un po’ nuvoloso, e questo mi aiuta per la migliore morbidezza delle luci e i contrasti altrimenti eccessivi fra i monumenti e le ombre sulle persone. Rimango in attesa, controllo nervosamente le batterie, la scheda di memoria, pulisco le ottiche, ci tengo a scattare bene questa foto. Non è solo una semplice foto di cronaca. È un’immagine che potrebbe fermare e documentare un momento storico, anche se drammatico.
Nel silenzio irreale si iniziano a sentire i rumori di mezzi, e anche un sibilo-suono caratteristico delle pompe a pressione di pulizia stradale. Ci siamo. Arrivano percorrendo via Santa Maria, anch’essa deserta. È una nuvola di liquido spruzzato a pressione che lava il suolo, rimbalzando dappertutto. Inizio a scattare, ma la foto che ho nella mente ancora non si compone. Troppa distanza fra l’operatore che sta sanificando il suolo e la Torre pendente. Indietreggio, m’inginocchio. Ho già i vestiti completamente fradici a causa della mia troppa vicinanza al getto della pompa del liquido per la sanificazione. Ma insisto. Vedo l’immagine che avevo in mente comporsi. Scatto, scatto, scatto. Questa è la raffica di fotogrammi buoni. Eccola. Questa dovrebbe essere la foto. Ma non ne sono così sicuro, solo al monitor del computer potrò saperlo. Accendo, scarico le immagini, inizio il preview saltando subito alla raffica dei fotogrammi che mi erano rimasti in testa. La tensione si allenta, le foto ci sono. Via alla raffica di telefonate: a Il Tirreno, quotidiano con cui collaboro ininterrottamente dal 1993, all’agenzia Ansa, che distribuisce in Italia, e all’Epa (European pressphoto agency), per l’Europa.
Ed ecco nascere il giro del mondo in pochi minuti. —
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