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30 anni, è in Francia: "Sono malato. forse ho il Covid, ma non mi fanno il tampone"
Trentenne marinese, bloccato in Francia, ha mobilitato il Consolato per riuscire ad ottenere una cura o il rientro in Italia
Dopo dieci giorni di febbre a 38 e con dolori atroci al corpo e ripetute chiamate ai numeri appositi per il virus, dove senza neanche visitarmi mi è stato detto ripetute volte di non avere nulla, mi sono recato al pronto soccorso dove praticamente mi hanno detto che non potevano farmi il tampone perché costa troppo e perché non sono in condizioni gravi».
Lo ha scritto il 15 marzo su Facebook - e lo ha confermato al telefono a Il Tirreno - un marinese, Enrico Tedesco, 30 anni, da tre residente a Sete in Francia, un paesino vicino a Montpellier. «Mi hanno detto di prendere la Tachipirina, ma il dottore mi ha anche detto che non è una comune influenza ma è quasi certo che si tratti di coronavirus ma di stare tranquillo che tra cinque giorni mi sarebbe passato».
Un post ha messo in allarme tutti i marinesi e naturalmente i genitori di Enrico, molto conosciuti in paese, e subito si è messo in moto il tam tam per aiutarlo.
«Noi vorremmo riuscire a riportarlo a casa – dice la madre Daria Uerdach - perché lassù è da solo e non c’è nessuno che possa dargli una mano, ma prima di tutto è necessario che faccia il tampone perché altrimenti non è nemmeno possibile rimpatriarlo con un aereo messo a disposizione dalla Farnesina. Con la febbre oltretutto non imbarcano nemmeno, figuriamoci senza nemmeno aver fatto il tampone. Il nostro primo impulso sarebbe stato quello di salire in macchina e di andarlo a prendere, ma visto che in tanti a Marina si sono rivolti a Simona Rindi perché se ne interessasse, stiamo seguendo i canali ufficiali che lei ha attivato contattando il consigliere regionale Antonio Mazzeo e colgo l’occasione per ringraziare entrambi».
Anche Enrico ha contattato il Consolato Italiano a Marsiglia per spiegare la situazione nella quale si trova e non più tardi di ieri il console gli ha consigliato di ritornare all’ospedale e di chiedere nuovamente di fare il tampone. «Il console mi ha detto che in caso i medici si rifiutano – spiega Tedesco – di chiamarlo immediatamente e che ci parlerà direttamente lui. Quando sono stato in ospedale l’ultima volta avevo chiesto che almeno mi facessero qualche esame per vedere se si trattava di qualche altra cosa ma i dottori mi hanno risposto che era pericoloso per gli altri pazienti ricoverati e che se volevo potevo andare a farmi fare le analisi del sangue in una clinica privata». I canali della diplomazia si sono aperti e stanno facendo pressione affinché a Tedesco vengano garantite le cure del caso. «Sono già stati attivati i percorsi per accelerare la situazione – spiega Mazzeo –. Il ministro degli Interni ha contattato il Consolato Francese che si è attivato e a quanto pare i tamponi gli stanno arrivando. Con le norme attuali non ci sono le condizioni per riportarlo a casa in autonomia come chiedevano i genitori dietro una spinta emotiva perché occorrerebbe un permesso del prefetto. Prima di tutto bisogna garantirgli una cura e fargli fare il tampone». —
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