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Pisani a Londra tra incertezze e progetti per tornare a casa

renata viola
Pisani a Londra tra incertezze e progetti per tornare a casa

C’è chi ha già organizzato il rientro anticipato e chi teme di rimanere bloccato nel Regno Unito

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In assenza di regole ben definite in materia sanitaria molti giovani pisani residenti nel Regno Unito vivono con apprensione il pericolo del contagio da coronavirus. Le notizie, davvero poco rassicuranti, su come il primo ministro inglese Boris Johnson intenda gestire quest’emergenza (che per ora sembra indirizzata a raggiungere una immunità di gregge) ha fatto capitolare molti di loro. Anche se tornare nella città natale è un obiettivo tutt’altro che facile, viste le annunciate cancellazioni dei voli da parte delle principali compagnie low cost.

Da sabato scorso infatti sia Easyjet che Ryanair hanno sospeso i voli da e per il Regno Unito, rispettivamente fino al 3 e fino al 9 aprile.

«Rientrerò mercoledì (oggi, ndr) con un volo Alitalia per Fiumicino – ha raccontato Lorenza Maccanti, 23 anni, residente a Madonna dell’Acqua, laureata in Economia a Pisa –. Sono a Londra per un tirocinio alla British International School, grazie a una borsa di studio Erasmus. Il tirocinio si sarebbe concluso a maggio ma ho dovuto anticipare il ritorno per l’improvviso peggioramento della situazione. Sono costretta a interrompere quest’esperienza a malincuore, ma a determinare questa decisione è stata la preoccupazione dei miei genitori. Tuttavia, anche la maggior parte dei miei colleghi tirocinanti sta rientrano nel proprio Paese d’origine».

Ma cosa pensano gli inglesi della fuga in massa degli italiani? «La situazione qui è strana – ha risposto Lorenza –. Gli inglesi ci prendono per matti, si stupiscono se torniamo a casa. Ma d’altronde ad oggi non stanno attuando alcun tipo di contenimento. Non ci sentiamo sicuri, personalmente ho paura di rimanere bloccata».

Ma c’è anche chi ha deciso di affidarsi all’Nhs, il sistema sanitario britannico, poiché residente da diversi anni a Londra con un lavoro consolidato. È il caso di Nicola Ferretti, 32 anni, di Porta a Lucca, rappresentante di prodotti italiani. «Decisi di venire a Londra nel 2012 per un’esperienza di vita e per migliorare il mio inglese. Ho deciso di restare in quanto Londra è la città che più mi ha formato professionalmente e umanamente. Avevo un volo prenotato, in tempi non sospetti, per la fine di marzo, ma tornerò in Italia ad abbracciare i miei cari non appena i voli ripartiranno. La decisione di non rientrare – ha aggiunto – è a mio avviso un atto di coscienza civica che tutti noi dovremo seguire in questo momento, per evitare di far dilagare ulteriormente il virus».

Ma come si vive negli ultimi giorni a Londra? «L’unica difficoltà – ha aggiunto Nicola– al momento è quella di reperire gel disinfettante nei supermercati; la pasta e la carta igienica scarseggiano sugli scaffali dei grandi supermercati ma sono facilmente reperibili negli shop più piccoli oppure online».

Un altro pisano pronto a rientrare è Alessio Del Sarto, 25 anni, a Londra da quattro, che lavora nel mondo del calcio. Gli chiediamo se la città sta adeguandosi all’emergenza sanitaria. «La situazione nel Regno Unito al momento è gestita in maniera discutibile. Il mio ufficio è chiuso (per decisione autonoma), io lavoro in smart working. Mi occupo di amministrazione sportiva che posso gestire quotidianamente da un laptop. Se la vita qui è cambiata? Direi di no, alcune aziende hanno soltanto delle restrizioni governative da rispettare e di conseguenza le persone continuano a vivere la loro vita sottovalutando il problema, che è reale: milioni di persone continuano ad usare mezzi di trasporto come bus e metropolitana senza nessun rispetto di norme igieniche come l’utilizzo di mascherine e/o guanti. L’unica indicazione data dal governo è “wash your hands”. Al momento – ha concluso – sembra che il business e l’economia abbiano una maggiore importanza rispetto alla salute».

E anche dalla Spagna, che ha già adottato le stesse stringenti misure dell’Italia, sono in arrivo molti italiani, qualora i biglietti aerei raggiungano un costo abbordabile. Tra loro un barman di Marina di Pisa, Dario La Camera, 27 anni, che da sette lavora nel centro di Madrid. «Avevo previsto di tornare in Italia per Pasqua – ha spiegato – peró in seguito all’epidemia del Covid-19 hanno cancellato tutti i voli. Ho un contratto fino a giugno che ci hanno appena sospeso. Questa emergenza è angosciante, non sappiamo quando potremo tornare a svolgere il nostro lavoro al pubblico, e per quanto mi riguarda anche in eventi privati, poiché preparo cocktail. Attualmente è tutto fermo, qui a Madrid è stato dichiarato lo stato di allarme, a livello economico ci saranno delle grosse conseguenze. Stessa situazione dell’Italia, con un ritardo di circa nove giorni. Speriamo di uscirne presto e poter rivedere la mia bella Pisa». —

renata viola

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