Il Tirreno

Pisa

Morto terzo paziente positivo al Covid-19 Ricoverato la mattina, decesso in nottata

Pietro Barghigiani
Morto terzo paziente positivo al Covid-19 Ricoverato la mattina, decesso in nottata

I familiari della vittima: «È stato tutto molto rapido. Non aveva febbre, né raffreddore. Solo senso di pesantezza al petto»

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«È stato tutto molto veloce. Lo abbiamo portato in ospedale la mattina e la notte è morto».

Dalla soglia della porta di una villetta in una zona signorile di San Giuliano Terme, Franco Mugnai conferma al cronista de Il Tirreno, rimasto sulla strada con un giardino a dividere la conversazione, il decesso del suocero positivo al coronavirus.

Si chiamava Irio Nicolai, aveva 93 anni ed era originario di Carrara. È il terzo morto in provincia risultato positivo al Covid-19.

Che poi il virus sia stato l’unica causa o abbia contribuito ad accelerare un quadro clinico già compromesso saranno le future analisi a stabilirlo.

Per tutte e tre le vittime, da Giovanni Di Noia, 79 anni, il primo in assoluto, a Vincenzo Mellace, 87 anni (la moglie è ancora ricoverata in serie condizioni, ndr), a Nicolai, l’unica certezza è il ricovero a Cisanello con affaticamenti e respirazioni quasi da apnea. E tutti e tre sottoposti a tampone sono risultati positivi al coronavirus.

Caratteristiche comuni che al momento è prematuro includere in una casistica attribuibile al virus come motivo della morte. È un fatto che sintomi, degenza ed epilogo siano elementi che per ora uniscono nella stessa sorte i tre anziani.

È durata solo qualche ora la permanenza di Nicolai nel reparto di malattie infettive. Arrivato la mattina, verso le 3 il pensionato si è arreso.

«Aveva qualche problemino di salute, ma non cose gravi – prosegue il genero –. Certo, aveva comunque la sua età. Non sappiamo spiegarci come possa essere stato contagiato. Anche noi familiari siamo rimasti sorpresi da una vicenda che ha avuto un’evoluzione rapidissima. Niente faceva presumere una situazione del genere».

Irio Nicolai, in pensione da decenni, in passato aveva lavorato come tecnico specializzato in una ditta che si occupava di produrre motori elettrici.

Una pensione serena la sua con i familiari a poca distanza in una piccola frazione sangiulianese, tranquilla e lontana dalle grandi direttrici stradali.

Non si sa come, né in quale situazione, nei giorni scorsi il virus che sta provocando una crisi sanitaria ed economica mondiale è entrato nei suoi polmoni.

Un malattia subdola che non ti avverte quando arriva, ma quando lo fa c’è il rischio di non superare l’ostacolo.

«Non aveva né febbre, né raffreddore – conclude il genero –. L’unica cosa di cui si lamentava era di sentire come un peso sul petto. Lì per lì abbiamo pensato a un principio di infarto. Lo abbiamo portato in ospedale. Il tampone è stato positivo. È stato messo in malattie infettive. Poi nella notte la telefonata: era morto». —





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