Sicurezza
Poche mascherine? La sfida è il riuso di quelle vecchie
È il progetto al quale sta lavorando un gruppo di bioingegneri del centro di ricerca “Piaggio” dell’Università di Pisa
pisa
Non ci sono abbastanza mascherine per assicurare, soprattutto in una prospettiva di ulteriore grave incremento del numero di contagiati da coronavirus, una adeguata protezione agli operatori in ambito ospedaliero, ai soccorritori e in generale a chi opera nei servizi essenziali che continuano a funzionare a pieno regime ed anzi risultano indispensabili in questa fase emergenziale. Né è possibile, o quantomeno non è facile, comprarne di nuove. La pandemia è planetaria e anche dall’estero è arrivato lo stop agli ordini richiesti dall’Italia.
Cosa fare? È la domanda che si sono fatti molti farmacisti, medici ospedalieri e non, ma anche alcuni bioingegneri del Centro di ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa. La prima risposta che si sono dati al centro di ricerca Piaggio è stata: verifichiamo se esistono sistemi certificati per la decontaminazione delle mascherine usate. O eventualmente mettiamo a punto un percorso per validare una procedura che consenta di raggiungere questo obiettivo. Insomma “studiamo” allo scopo di trovare una soluzione. Da qualche giorno, quindi, il gruppo di ricercatori pisani si è messo all’opera. Tramite la piattaforma europea “Ubora” - che mette in rete i centri di ricerca e fa dialogare tra loro bioingegneri (per lo più europei e africani) per la creazione di dispositivi medici per paesi a basso e medio reddito - si sono messi quindi alla ricerca di idee e progetti per «identificare procedure – spiegano i ricercatori pisani – per la risterilizzazione di maschere per il personale sanitario seguendo le norme CE». E il risultato, a quanto pare, è a un passo. —
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