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Coronavirus, il reparto “bolla” al Lotti di Pontedera accoglie i primi pazienti

Sabrina Chiellini
La terapia intensiva dell'ospedale Lotti di Pontedera
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La terapia intensiva dell'ospedale Lotti di Pontedera

Un’area isolata per la cura dei malati di Covid-19. Due le situazioni più gravi 

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PONTEDERA. Li chiamano reparti “bolla”, sigillati, chiusi, per malati di coronavirus che non possono restare a casa ma che non sono in condizioni gravissime. Anche l’ospedale di Pontedera. Primo step al Lotti, individuato dall’Asl Toscana Nord Ovest, come una delle strutture dove sono accolti i pazienti positivi al Codiv-19. Un’area “dedicata” che è stata allestita nell’ex chirurgia A, e già accoglie i primi pazienti positivi, mentre due sono ricoverati nel reparto di rianimazione perché in condizioni più gravi. Medici e infermieri in questi giorni sono sul piede di guerra perché negli ospedali come nelle strutture sul territorio mancano mascherine e presidi di sicurezza.

Il dottor Ferdinando Cellai, direttore di Dipartimento Emergenza Urgenza e Direttore di Struttura Anestesia e Rianimazione dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, invita a non perdere la fiducia nel sistema sanitario che si è organizzato per affrontare la situazione anche se i casi sono in aumento. «È vero non riusciamo a fare arrivare le mascherine. Ci sono grandi difficoltà alla frontiere. Estar ha proceduto all’acquisto, i tempi di consegna sono stati più lunghi. Ma da domani (oggi per chi legge, ndr) ne arriveranno dalla protezione civile circa 8.500. Altre ne arriveranno. Siamo davanti a una cosa seria ma ancora la situazione può essere tenuta sotto controllo. Stiamo riorganizzando gli ospedali con grande velocità e grazie alla disponibilità e alla professionalità dei dipendenti e l’Asl i posti di rianimazione è già riuscita a raddoppiarli». Praticamente anche due volte al giorno vengono aggiornati i report dei posti letto».

A Pontedera attualmente nella terapia intensiva della rianimazione ci sono 10 posti occupati. Negli ospedali Asl complessivamente i posti di letto di terapia intensiva sono 132, di questi 84 sono dedicati al Covid, 48 per le restanti patologie. In questa fase di questi 132 me sono occupati 71. Per pazienti Covid in teoria tra quelli “dedicati” ne restano 36. «Abbiamo ipotesi di ulteriore sviluppo di posti letto anche in altri ospedali, in base a quello che sarà l’andamento dei casi. A Viareggio, per esempio, è già stata messa a disposizione l’intero reparto di rianimazione». L’attività ordinaria, come ha spiegato nei giorni scorsi anche la direttrice generale dell’Asl, sarà organizzata negli ospedali più piccoli. Fermo restando che anche negli ospedali individuati per il soccorso Covid andranno avanti la chirurgia d’urgenza, traumatologia oltre a cure e assistenza per i pazienti oncologici.

I medici chiedono posti letto di rianimazione nell’ospedale di Volterra ma al momento questa ipotesi non è prevista. Su Volterra è in corso un confronto con l’Auxilium Vitae per utilizzare i posti letto di questa struttura per gestire la fase di riabilitazione dei malati Covid gravi che, dopo essere stati ricoverati in un reparto di terapia intensiva, potranno avere bisogno della riabilitazione respiratoria e motoria nella seconda fase della malattia. Anche dal Lotti però, nonostante le rassicurazioni dell’Asl, la protesta di infermieri e Oss è forte a causa della mancanza dei dispositivi di sicurezza. «Nelle rianimazioni ci sono – spiega il dottor Cellai – Sulle mascherini FFP2 l’Asl probabilmente recepirà un’indicazione dell’organizzazione mondiale della sanità e saranno usate quando gli operatori effettuano manovre respiratorie sui pazienti intubati». Per gli altri usi saranno distribuite mascherine chirurgiche: più facili da reperire anche se in questo momento scarseggiano. —
 

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