Gioco
«Col coronavirus piombano sulla pelle di medici e infermieri le incapacità gestionali della sanità pubblica»
Cinque responsabili di altrettante sigle sindacali a Pisa: «Non è tollerabile che gli operatori messi giorni fa in quarantena vengano richiamati al lavoro senza essere sottoposti a tampone per garantire la negatività al Covid-19»
PISA. Caro Tirreno, non è nostra intenzione affrontare i fin troppo gravi e imperdonabili errori nella gestione della sanità pubblica nazionale, e toscana in particolare: questo sarà oggetto senza dubbio alcuno di revisioni da parte di molti soggetti, ad emergenza finita, quando tra le molte e altre carenze oggettive, anche la causa della odierna fattispecie di critica assenza di dispositivi di protezione individuale, troverà nomi e cognomi ben precisi. Ciò che Snami e Cobas hanno intenzione affrontare è l'attuale difficoltosa reperibilità, laddove non incredibile mancanza, ad un mese dallo scoppio nazionale dell'epidemia e circa due mesi dallo scoppio dell’epidemia in Cina, di dispositivi di protezione individuale, carenza critica che inizia dalla medicina generale e arriva agli ospedali, passando per l'emergenza territoriale.
Risale al 21 febbraio il primo deceduto per coronavirus in Italia ed oggi, a distanza di quasi un mese da quella data nella quale era tutt'altro che arduo reperire i dispositivi oggi così carenti, le esigue scorte di mascherine e camici mettono i medici e gli infermieri del Servizio pubblico nella drammatica potenzialità di scelta tra curare i nostri ammalati, ammalandoci, o rifiutarci di farlo, e mentre tutti i reparti ospedalieri si stanno attrezzando con potenziamenti di presídi medici e dove possibile dì personale, in alcune realtà della nostra regione si prendono provvedimenti incomprensibili come ridurre il numero dei soccorritori (finora comunque garantiti in numero di 3 da tutte le associazioni sul territorio) sulle squadre di soccorso con medico o infermiere, di fatto dando l'ennesimo colpo ai sanitari impegnati nel soccorso di scenari talvolta complessi, quando non durissimi od ostili.
Non è assolutamente tollerabile che siano i medici e gli infermieri a pagare le gravi attuali incapacità di previsione ed approvvigionamento di sistemi di sicurezza, con provvedimenti che aumentano il rischio clinico quando non diventano causa di situazioni di pericolosa gestione di pazienti bisognosi, specialmente i più critici. Ricordiamo che la maggioranza assoluta di pazienti attualmente presi in carico dal 118 ogni giorno è non sospetto-Covid e non è un paziente che richieda un trattamento tempo-dipendente, pertanto non sarebbe forse meglio, dopo accurato triage telefonico da parte del 118, inviare i pazienti considerati “a rischio Covid-19” ma stabili clinicamente, ad un mezzo con medico dedicato, magari uno per provincia, dotato di dispositivi di protezione, e solo nel caso egli ne ravvedesse la necessità inviarlo in pronto soccorso o in malattie infettive, oppure lasciarlo a domicilio qualora la gestione potesse esser fatta a casa? Questo risparmierebbe risorse così improvvidamente scarse, ed eviterebbe accessi impropri in ospedale.
Inoltre, questo eviterebbe la necessità di dotare ogni postazione di medico o infermiere del 118, con dispositivi di protezione, razionandone le scorte. E non sarebbe percorribile l'utilizzo di dispositivi di protezione sanificabili e decontaminabili come quelli usati in caso di emergenza Nbcr (nucleare, biologica, chimica, radiologica)? Sarebbe una spesa iniziale maggiore ma consentirebbe di “viver di rendita”, perché quelle divise potrebbero essere usate, e usate ancora, a tempo indeterminato, più volte. Tali dispositivi riutilizzabili potrebbero esser consegnati uno ad ogni medico come parte delle divisa di lavoro. Perché non è mai stato pensato prima?
Ed è tollerabile che i medici messi giorni fa in quarantena senza che nessuno abbia fatto loro un tampone, vengano rimessi di nuovo al lavoro, ancora una volta senza tampone, senza che per essi o i loro pazienti venga garantita la certezza della negatività alla malattia?
Non tollereremo, a nessun costo, che allo stato di crisi attuale, si tenti di risolvere il problema aggravando ulteriormente il già pesante rischio clinico dei medici e degli infermieri del Sistema sanitario della Regione Toscana, creando perdipiú condizioni che mettano a rischio i nostri pazienti. Se così accadesse chi si assumerà l’onere di una così grave scelta, avrà a risponderne alla pubblica opinione. —
Giovanni Belcari
responsabile nazionale Snami 118
Lorenzo Sgherri
Cobas
Umberto Vetrano
Snami Asl Toscana Nord-Ovest
Alberto Nannelli
Snami-Cimo Toscana
Giorgio Fabiani
Smi
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