Il Tirreno

Pisa

il consiglio dell’avvocato 

«Non sottovalutate le possibili conseguenze»

«Non sottovalutate le possibili conseguenze»

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PISA. Tra le misure per contrastare il contagio da coronavirus c’è, lo ribadiamo, quella di evitare di uscire da casa, salvo che gli spostamenti non siano motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Cosa fare quindi se si viene fermati? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Andrea Digiuliomaria. «Esibire l’autodichiarazione o, in mancanza di questa, dichiarare al pubblico ufficiale le ragioni della propria uscita. Si deve evitare assolutamente di dichiarare circostanze non vere in quanto il reato di cui all’articolo 483 del codice penale è molto più grave del 650 (vedere pezzo a sinistra, ndr). In ogni caso va tenuto presente che entrambi sono reati e che la cosiddetta “ammenda” comminata dall’articolo 650 non è assolutamente assimilabile ad una multa in senso gergale. Si tratta di una vera e propria sanzione penale e pagarla equivale ad aver scontato una pena, con la conseguenza di “sporcare” l’anagrafe penale».

La prima cosa da fare, se veniamo fermati e la forza pubblica ritiene ingiustificata la nostra motivazione di uscita (contestandoci quindi una violazione del decreto) è quella di chiedere di nominare un difensore di fiducia, perché una volta che viene contestata l’inosservanza del decreto, da quel momento, si è indagati. Si raccomanda anche di indicare quale luogo dove ricevere le notifiche del procedimento penale. «Da quel momento in poi si raccomanda di non rilasciare alcuna dichiarazione senza la presenza del difensore». —



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