Sicurezza
Il consiglio di Bocelli: «Ascoltate tanta musica, è un antidoto contro la paura»
Il tenore di Lajatico racconta come trascorre le giornate in casa: «Mi godo la famiglia, ascolto musica e studio. Questa dura prova ci migliorerà»
LAJATICO. Andrea Bocelli e la vita al tempo del coronavirus. Fermi nella certezza che la musica non si fermerà, intanto non ci resta che prendere atto che occorre l’impegno di tutti per rispettare le misure adottate per arginare il contagio. I concerti, le esibizioni e gli incontri pubblici sono stati bloccati. Un buon numero di artisti, e tra loro c’è il tenore pisano nato a Lajatico, nei giorni scorsi ha pubblicato video-appelli sui social con l’hastag “io resto a casa”, spiegando come si riorganizzano e pensano ad altri modi per restare uniti anche da casa, senza rinunciare alla musica. Abbiamo chiesto a Bocelli di raccontare alla sua gente come trascorre questo periodo, pensando che molti lo aspettano per l’edizione estiva del Teatro del Silenzio nella “sua” Lajatico.
Lei è un artista globale. Il mondo è la sua casa, ha una prospettiva internazionale. E il coronavirus è una grande emergenza globale. Che cosa pensa di questa sfida per il mondo?
«Senza sottovalutarne la gravità, ritengo che come ogni esperienza umana, anche questa sia potenzialmente foriera di insegnamenti di cui fare tesoro. Per adesso la sfida è comunque mantenere i nervi saldi, vivere l’emergenza con senso di responsabilità, con prudenza ma senza ansia, senza perdere la serenità e l’ottimismo. Ed evitando soprattutto l’inutile spreco di energia (e di difese immunitarie) di cui è responsabile il sentimento della paura e lo stress che ne consegue».
Come trascorre questi giorni, e dove ha scelto di vivere questa esperienza? Abbiamo ascoltato il suo invito a restare in casa...
«Cerco di approfittare del tempo libero che questa sosta forzata comunque ci riserva, per godere della compagnia dei miei figli. E poi, naturalmente, studio, ascolto musica, leggo. Inoltre, essendo credente, cattolico praticante, nella mia quotidianità anche la preghiera trova un proprio spazio, che peraltro si riverbera, beneficamente, sul resto della mia giornata».
Si parla di un virus asociale che ci impone le distanze. Che cosa ne pensa? Può aiutare a riscoprire valori dimenticati?
«Quando, e spero accada al più presto, il coronavirus sarà debellato, l’umanità potrà valutare meglio le sue fragilità - quelle che la società attuale tende a dimenticare - e i propri formidabili punti di forza. Sarà una più tangibile evidenza, il fatto che siamo nel bene e nel male una sola, grande famiglia».
La musica, invece, le distanze non le conosce e semmai le abbatte. Può aiutarci, anche nelle nostre case, dove c’è la paura?
«Antidoto alla paura è qualunque slancio verso la bellezza (e dunque verso il bene, che alla vera bellezza è fatalmente collegato). Ogni forma d’arte aiuta, in genere, così come l’arte di vivere, di percorrere poeticamente le giornate, in armonia con chi ci circonda e con ciò che accade, per complesso o doloroso che sia. La musica è fonte privilegiata di consolazione e di ricchezza interiore. È un linguaggio universale, una delle voci predilette dell’anima. La musica può educarci alla bellezza, esprimere pace e fratellanza, aprirci cuore e mente, aiutarci a superare le difficoltà infondendoci fiducia e positività».
Qual è, secondo lei, la musica che dà speranza? Ci può consigliare sulla musica da ascoltare in questi giorni?
«La diversità è sempre una risorsa, anche nell’ambito dei gusti musicali. Ciascuno ha i propri ed è azzardato dispensare consigli. Posso solo proporre ciò che rappresenta per me l’unico reale distinguo, al di là dei generi: c’è musica brutta e musica bella. L’una meglio lasciarla perdere, l’altra, se possibile, coltivarla. Quella bella non è complicato riconoscerla, perché è quella che non tramonta, che aiuta a crescere e a diventare persone migliori».
Lo stop di questi mesi ha cambiato i suoi impegni? Come procedono i programmi del Teatro del Silenzio?
«Ho dovuto rimandare alcuni concerti, naturalmente. Ma per il Teatro del Silenzio tutto procede come da programma. Anche perché saremo a fine luglio, quando - ci auguriamo di cuore, per mille buone ragioni - questa emergenza sarà un ricordo e la considereremo definitivamente superata, e potremo riabbracciarci, ritrovando la gioia di stare insieme». —
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