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Pisa

I driver di Amazon: «Forzati delle consegne e senza protezioni»

Danilo Renzullo
I driver di Amazon: «Forzati delle consegne e senza protezioni»

L'allarme: «Andiamo anche a casa di chi è in quarantena, ma chi ci tutela?»

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PISA. A contatto diretto con centinaia di persone. Anche con chi si trova in stato di isolamento o di quarantena. Nelle città deserte c’è un piccolo esercito che non si ferma mai. Nonostante l’emergenza coronavirus e lo stop imposto a (quasi) tutto il settore commerciale, le consegne a domicilio assicurate dai driver di Amazon non conoscono sosta. Con la chiusura della maggior parte dei negozi, l’e-commerce registra numeri e incassi record. Più cresce il numero di ordinativi, maggiore è il malumore delle decine di corrieri, dipendenti di piccole aziende che lavorano in appalto con il colosso statunitense, costretti a far fronte ad un numero sempre crescente di consegne. «In pochi giorni il nostro lavoro è quasi raddoppiato - racconta un corriere di Amazon (che ci ha chiesto di mantenere l’anonimato nel timore di eventuali ritorsioni) -. Nell’ultimo periodo stiamo effettuando in media 140 consegne al giorno. Questo vuol dire che ogni corriere entra quotidianamente in contatto con centinaia di persone, senza alcuna tutela». Nell’ultima settimana, anche a Pisa si sono moltiplicati i casi di consegne a persone in isolamento o in quarantena. Impossibile non soddisfare la richiesta anche in quetsi casi. «Amazon chiede di consegnare personalmente la merce - prosegue il lavoratore -. Non possiamo ad esempio lasciare i “pacchi” agli ingressi delle abitazioni, avvisando il destinatario della consegna, perché in caso di problemi (tra questi anche l’eventuale furto, ndr) il cliente può segnalare il disservizio ad Amazon che, attraverso l’azienda in appalto, fa partire un richiamo al lavoratore. Accumulando richiami potrebbe scattare il licenziamento».

Tra Pisa e provincia sono circa 80 i lavoratori addetti alle consegne dei prodotti acquistati su Amazon. Oltre 300 in tutta la Toscana. Nonostante le richieste, Amazon non ha fornito mascherine e guanti (il colosso dell’e-commerce ha distribuito gel disinfettanti, ma solo poche aziende sono riuscite ad accaparrarsi mascherine da distribuire ai corrieri), ma ha “elencato” alcune indicazioni per cercare di ridurre i contatti con i clienti. «Tra queste - prosegue il lavoratore -, ha consigliato di consegnare le merci mantenendo una distanza di circa due metri. Una “raccomandazione” che ha allungato i tempi di consegna, passati dai due, tre minuti impiegati in situazioni normali a cinque. Parallelamente, Amazon ha chiesto di consegnare il più velocemente possibile. Quasi impossibile conciliare le due richieste. Chiediamo che Amazon si confronti con i sindacati ed ascolti i propri driver, anche se assunti da aziende in appalto». Un appello rilanciato anche dai sindacati che chiedono di garantire sicurezza e tutele per i lavoratori. «In questi giorni in cui tutte le attività si fermano c’è chi incrementa i propri volumi - scrivono Cgil, Cisl, Uil -. Amazon ha visto impennarsi le vendite e le conseguenti richieste di consegna. Sta chiedendo ai fornitori di acquisire manodopera, anche senza formazione, e di incrementare i ritmi di consegna e di predisposizione dei pacchi. I lavoratori devono operare in condizioni di sicurezza, definendo anche procedure che non mettano a contatto i driver con chi riceve la merce. È necessario inoltre garantire solo le consegne di generi essenziali e di prima necessità. Tutto il resto può aspettare». —
 

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