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Coronavirus, medici fatti rientrare dalla quarantena ma non vengono sottoposti al tampone
Pisa: fornite tute senza calzari. Novità nell’organizzazione dei soccorsi del 118: gli operatori in ambulanza scendono da tre a due
PISA. Non c’è solo il rientro coatto dalla quarantena e dalle ferie. Il personale sanitario che riprende servizio in ospedale o sulle ambulanze del 118 non viene sottoposto a tampone per accertare la positività o meno al coronavirus. Solo se diventano evidenti i sintomi di tosse e febbre allora anche i sanitari possono essere curati. È un rovello che sta mettendo in fibrillazione centinaia di uomini e donne schierati sul fronte di un’emergenza sanitaria senza precedenti e dall’epilogo ancora incerto.
«Allo sbaraglio»
Vanno oltre la dedizione al lavoro ignorando orari e sacrifici personali e adesso si sentono pure esposti a una vulnerabilità quasi fatalista che non sembra essere calcolata scorrendo le prescrizioni dettate dai vertici aziendali sulla base delle ordinanze regionali. «Siamo mandati allo sbaraglio, questa è la verità che va urlata» si sfoga un medico da anni in prima linea. I punti in contestazione che stanno emergendo mano a mano che vengono definite in via formale le applicazioni dettate da Firenze sono in sostanza due.
Poche mascherine
Il primo riguarda la scarsa tutela riservata al personale che opera negli ospedali e sulle ambulanze. Le mascherine scarseggiano. E questo è un aspetto che non rasserena il personale che, soprattutto quello del 118, non sa mai chi può trovarsi a dover soccorrere. E allora il tormento che non è più un cruccio personale, ma diventa valutazione sanitaria, porta a un duplice dilemma: se non sono controllato rischio di ammalare i pazienti e se non sono protetto sono i pazienti a contagiarmi? L’ultima comunicazione riguarda le tute per il Covid-19. La fornitura è sprovvista di calzari. Agli operatori viene consigliato di sanificare, a loro spese, a fine turno le scarpe antinfortunistiche.
Equipaggi ridotti al servizio 118
Il secondo passaggio di una manovra che non piace per niente ha a che fare con l’organizzazione degli equipaggi del 118. La disposizione entrata in vigore ieri riduce da tre a due gli operatori sull’ambulanza. Provvedimento provvisorio, ma in una logica tutta italiana una misura del genere può anche essere fatta passare sotto traccia per poi diventare definitiva anche quando la fase acuta dell’emergenza dovesse essere superata.
Si legge nel documento interno di cui il Tirreno è venuto a conoscenza: «Si comunica che a partire da oggi fino a nuova comunicazione, gli equipaggi in servizio dovranno essere composti secondo le composizioni minime previste dalla legge regionale 83/2019 ovvero: ambulanza Bravo, un autista di livello avanzato e un soccorritore di livello avanzato (almeno un operatore Dae (defibrillatore); ambulanza Mike, un autista di livello avanzato e un soccorritore di livello avanzato. Per i volontari già iscritti e gli equipaggi già formati si procederà a contattarli per rivedere la composizione degli equipaggi secondo le nuove indicazioni». Medici e infermieri fatti rientrare dalla quarantena e senza tampone preventivo e in aggiunta pure gli equipaggi dei soccorsi del 118 ridotti da tre a due. Anche in queste condizioni quei volti senza nome impegnati a salvare vite si trovano a lavorare in trincea nella guerra al coronavirus.
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