Sicurezza
C’è chi resiste con le serrande su «Lavoriamo con l’angoscia dentro»
Viaggio tra le attività a cui le ultime disposizioni ministeriali consentono di rimanere aperte a disposizione della cittadinanza
pisa. In una Pisa deserta sono pochi i negozi che restano ancora aperti nel centro cittadino. Alimentari, farmacie e panifici, ma anche edicolanti e tabaccai cercano di resistere all’emergenza del nostro tempo. Un Covid-19 invisibile, ma capace di tenere ben distanti le persone diligentemente in fila, ad un metro di distanza, davanti ai negozi di prima necessità. Ma nemmeno per le attività che non hanno abbassato le saracinesche sono tempi facili. «La situazione è catastrofica: in centro non c’è più nessuno ma, se chiudiamo, siamo costretti a buttare via tutto», afferma Sauro Scarpellini, titolare della Polleria Fiorentina in piazza Sant’Omobono. Poco più avanti c’è invece il negozio di alimentari Panetteria Argentina: «Restare aperti significa continuare a lavorare, anche se c’è molta angoscia», spiega il proprietario, Valter Lattanzi. «Il volume delle vendite è aumentato, anche perché gli acquirenti tendono a fare scorta, soprattutto di prodotti non deperibili. Nonostante la paura, però, molte persone esterne si sono rese disponibili per portare la spesa a casa».
In un clima di “rarefazione sociale”, sembrano resistere quelle reti di solidarietà che si stanno costruendo proprio in questi giorni. «Diverse persone si sono proposte per dare una mano, contattandomi in privato o sui social», racconta Nicola Mancini, proprietario della Macelleria & Gastronomia Mancini a Ghezzano. «Della consegna della spesa ci occupiamo noi, portandola gratuitamente a casa o preparandola in negozio, ma ci sono comunque persone che si sono messe a disposizione per altre necessità, come i medicinali».
Anche le farmacie si sono attivate per la consegna gratuita di medicinali a domicilio, come quella di Antonio Bottari in Borgo Stretto: «È una situazione critica e siamo tutti preoccupati. Nonostante gli sforzi, le mascherine sono ancora introvabili, mentre stiamo aspettando i prodotti igienizzanti per le mani. È peggio di una guerra, perché non vediamo contro chi si combatte».
Ma la situazione è difficile anche per le edicole e i tabaccai, che hanno risentito fortemente della chiusura di scuole, bar e uffici. «Il cambiamento c’è stato soprattutto con la chiusura degli uffici e dei bar, e si è ridotto anche il giro della mattina per portare i giornali», spiega Lara Masoni, titolare dell’edicola in piazza Cavalieri. Non se la passano meglio i tabaccai, come racconta Renato Giannini della tabaccheria Del Borgo: «La situazione è claustrofobica, la città è deserta. Per questo siamo spesso costretti a chiudere molto prima rispetto al normale orario. Noi però non siamo stati inclusi nel decreto e siamo costretti a restare aperti, anche se il distributore esterno c’è e le persone vengono fermate perché le sigarette non sono considerate un bene di prima necessità». E la chiusura dei ristoranti ha avuto delle conseguenze anche su alcuni panifici: «La perdita dei rifornimenti a ingrosso ai ristoranti è stato un bel colpo», spiega Ramona Gagliardi, dipendente del panificio a produzione artigianale Silvestri. «Speriamo che lo stato aiuti i piccoli commercianti». —
Sara Venchiarutti
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