Il Tirreno

Pisa

L'emergenza

Coronavirus, altro sos da Cisanello: infermieri in quarantena fatti rientrare nei reparti

Pietro Barghigiani
Personale infermieristico in ospedale (foto Franco Silvi)
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Personale infermieristico in ospedale (foto Franco Silvi)

Sempre più forti i malumori del personale per la mancanza di mascherine. Carbocci (Nursind): «Vanno fatti i tamponi dove ci sono stati operatori positivi» 

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PISA. Esiste una trincea interna sul fronte che da settimane sta impegnando con una progressione giornaliera l’ospedale di Cisanello: quella del personale sanitario. Non è all’ammutinamento, ma l’insofferenza per le condizioni di orari e lavoro trasforma medici, infermieri e operatori socio- sanitari in un nervo scoperto sensibilissimo. Non tutti dispongono di mascherine. E il nervosismo dilaga. Di primo mattino all’edificio 12 diversi dipendenti sono usciti e per due ore sono rimasti all’esterno rifiutandosi di lavorare senza dispositivi di protezione. Dopo due ore sono rientrati grazie alla distribuzione delle mascherine.

Ma quello che sta mettendo in fibrillazione chi lavora a Cisanello è il richiamo in servizio di chi era stato messo in quarantena. Almeno una trentina tra infermieri e Oss (nefrologia e neurologia) sono stati fatti rientrare nei reparti. A questo si aggiunge l’ultima disposizione aziendale, che recepisce la linea regionale che cambia radicalmente l’approccio nella sorveglianza sanitaria: «Si informa che non si applica più la misura della quarantena precedentemente disposta dal dipartimento di prevenzione dell’Asl – scrive il direttore medico di presidio Mauro Giraldi – per gli operatori sanitari che hanno avuto contatti con casi confermati di malattia purché asintomatici». Una duplice scelta di richiamare chi era a casa e di lasciare in servizio chi ha avuto contatti con pazienti positivi senza sintomi.

«Sinceramente ci sembrano decisioni eccessive – spiega Daniele Carbocci, segretario territoriale del Nursind –. L’ospedale sta reggendo certi numeri, non siamo certo all’emergenza gravissima in cui è necessario ricorrere a chiunque. Negare la quarantena è una decisione che potevano evitare. L’Aoup poteva chiedere una deroga alla Regione».

E sulla questione de rientro dalla quarantena c’è anche un altro aspetto. La medicina del lavoro dell’azienda vuole che il dipendente firmi un modulo in cui dichiara di stare bene. Un infermiere che sarebbe dovuto rientrare mercoledì, ieri è rimasto a casa con febbre e tosse.

Una potenzialità di patologie che rende il lavoro del personale sempre più marcato da tensioni.

La Cgil ha avviato una raccolta di firme per chiedere «l’abolizione urgente della disposizione che prevede di non mettere in quarantena i sanitari che sono venuti a contatto con paziente certamente positivo a coronavirus, quindi con rischio di infettare gli altri operatori mettendo in crisi il sistema sanitario nazionale. Si chiarisce che l’applicazione per come è scritta si applica indistintamente a tutti. Sarebbe stata comprensibile solo se si riferisse ai sanitari venuti a contatto, usando tutti i dispositivi specifici».

Carbocci lancia un appello all’Azienda ospedaliera: «Fate i tamponi a tutto il personale del pronto soccorso e della nefrologia e a chi era in quarantena della neurologia e in tutte le strutture in cui sono stati individuati operatori positivi, indipendentemente dalla presenza o meno di sintomatologia». —


 

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