«Il Covid-19 è una minaccia per ogni età: raddoppia il rischio mortalità per tutti»
L'analisi di Alessandro Cellerino, docente di Fisiologia alla Scuola Normale superiore, lancia un campanello d’allarme ai giovani: «I dati della pandemia in Cina, confrontati con la mortalità per età in Italia, dicono che il pericolo non riguarda solo gli anziani»
PISA. Il coronavirus non guarda in faccia a nessuno. Il fatto che la sua capacità di uccidere sia più alta tra gli anziani rischia di essere un boomerang, perché potrebbe giustificare comportamenti e tranquillizzare anche giovani e adulti, mentre la pandemia ci espone tutti a rischi maggiori. «La letalità di Covid-19 e la mortalità generale cambiano in maniera simile in funzione dell’età», spiega Alessandro Cellerino. Il docente di Fisiologia della Scuola Normale superiore, esperto nei meccanismi biologici di invecchiamento, suona un campanello d’allarme per la popolazione da 20 a 80 anni: i dati dimostrano che il coronavirus raddoppia il rischio di morire entro un anno indipendentemente dall’età. A questo risultato il professore è arrivato confrontando i dati sull’epidemia in Cina con quelli sulla mortalità generale in Italia. «Il risultato non cambia raffrontando i numeri cinesi con quelli di altre nazioni del mondo perché la relazione tra età e mortalità generale è sostanzialmente la stessa», aggiunge.
Anche restando nella sola area pisana, l’unico morto aveva 79 anni. Perché il suo studio mette in guardia tutti?
«I dati epidemiologici mostrano chiaramente come il rischio di morte per coronavirus aumenti in funzione dell’età: i pazienti italiani il cui decesso è collegato a Covid-19 hanno in media 81 anni secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità aggiornati allo scorso 6 marzo. Questo però va contestualizzato, perché i soggetti anziani sono a rischio più elevato di mortalità in generale e, in base ai dati Istat, l’età media delle persone decedute per qualsiasi causa in Italia è anche questa di circa 80 anni».
Qual è l’altra faccia della medaglia?
«Il semplice dato sull’età dei morti viene inteso, almeno da alcuni, come se i soggetti a rischio siano solo gli anziani. Questo implica in qualche modo che i giovani non debbano preoccuparsene se non come possibili portatori. Ma questa tesi non regge proprio se consideriamo che chi ha un’età media sopra gli 80 anni è a rischio più elevato di mortalità a prescindere. Pensando con la lente di chi studia l’invecchiamento, ho voluto quantificare il rischio relativo per ogni singola classe di età».
Quindi lei ha confrontato la mortalità generale con quella legata al virus arrivato dalla Cina?
«Sì. Mi sono posto e ho dato risposta ad una semplice domanda: quanto aumenta il rischio di mortalità a causa del Covid-19 nelle diverse classi di età?».
Qual è il risultato?
«Il Covid-19 è una minaccia per tutte le età. Rapportando i dati annuali di mortalità in Italia per qualsiasi tipo di causa con i report sulla mortalità del coronavirus in Cina, possiamo dire che provochi un aumento del rischio di mortalità che è simile per tutte le classi di età e che si può stimare nell’ordine del 100%».
In sostanza si potrebbe affermare che si muore il doppio?
«No, siamo precisi: raddoppia quella che è la mortalità generale, ovvero il rischio di morte per qualsiasi causa entro un anno. In base ai dati provenienti dalla Cina, la letalità del Covid-19 per la fascia d’età compresa tra i 20 e i 29 anni è di circa 2 per ogni mille persone. Un italiano di età compresa tra i 20 e i 29 anni ha una probabilità di morire entro il 2021 di circa 1,5 per ogni mille. In caso di malattia, la letalità del coronavirus va a sommarsi a questo rischio di base. Quindi il rischio di morte per un ventenne italiano in caso infezione diventa circa 3,5 per ogni mille, cioè più del doppio rispetto a un coetaneo non infettato dal virus. Detto in altre parole: l’infezione da sola rappresenta un rischio paragonabile a quello di tutte le altre possibili cause di morte per un intero anno».
I dati confermano questo trend anche per le altre classi d’età?
«I dati ci dicono che il rischio aumenta in maniera circa uguale. Per la classe 30-39 si passa da 2,5 ogni mille a 4,5 e da 6 a 10 per chi ha tra i 40 e i 49 anni. Stessa situazione anche per la classe tra i 50 e i 59 dove passa da 15 a 28; per chi ha tra i 70 e i 79 dove il rischio mortalità parte da 100 e arriva a 180; mentre dagli 80 in su si va da 320 a 420»
Lei ci ha detto che il rischio raddoppia, ma in realtà negli anziani sembra che queste effetto di moltiplicazione sia minore. Perché? E un dato in linea con la premessa sull’aumento della mortalità col passare degli anni?
«Potrebbe essere la conseguenza di una mortalità generale già elevata negli anziani, però dobbiamo tener presente che si tratta di stime e questi numeri vanno presi come ordine di grandezza. La conclusione generale è che il rischio circa raddoppia per tutti e questo dovrebbe essere un monito sufficiente»
Per il suo studio sta utilizzando solo un modello matematico o un modello medico-epidemiologico?
«Niente di così complesso. È un calcolo molto semplice alla portata di uno studente delle scuole secondarie ed è effettuato sulla base di fonti statistiche pubbliche che sono consultabili da tutti tramite la rete. Due più due fa quattro. Punto».
Allora perché renderlo pubblico?
«La mia motivazione per comunicarlo “per le vie brevi” è dettata dalla speranza che possa contribuire alla sensibilizzazione di chi si crede fuori dal rischio. Per questo ho ritenuto opportuno pubblicare una breve descrizione di questo calcolo sul mio blog scientifico (https://www.facebook. com/groups/1854061011493869/) prima di pensare ad una pubblicazione su riviste specialistiche che può richiedere mesi». —
Giuseppe Boi
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