Il Tirreno

Pisa

lo scenaio in centro 

La serrata è compiuta, in Borgo si fermano i bar

Carlo Venturini
La serrata è compiuta, in Borgo si fermano i bar

In giro poche persone con le buste della spesa Aperte edicole, tabacchi, negozi di alimentari e librerie

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PISA. Neppure quei 300 licenziamenti alla Fiat-Motofides di Boccadarno riuscirono a chiudere il circolo di resistenza operaia, “Il Fortino”, quella resistenza operaia che Athos Bigongiali cantò nel libro “Ballata per un’estate calda”. Ciò che non riuscì alla Fiat è riuscito al coronavirus. “Il Fortino è chiuso”. Ma ieri mattina erano chiusi anche tutti i bar e negozi di Borgo Stretto. Una situazione che nessuno si sarebbe aspettato poche settimane fa, quando arrivarono le prime immagini dalla Cina. La Cina ora siamo noi.

Riavvolgendo il nastro di poche ore, andiamo alle ore 18,15 di martedì, a poche ora dall’entrata in vigore dei divieti per i locali della movida. Il centro storico si era svuotato. I pochi passanti si guardavano in cagnesco tra loro. E la “profezia” di alcuni commercianti della zona si è avverata: «Senza di noi rimarranno solo gli spacciatori». Ce n’erano tredici martedì sera, e si erano impadroniti della fontana di piazza delle Vettovaglie. Altri tre formavano una sorta di dogana tra vicolo dei Notari e Borgo Stretto.

Poche le persone che a passo veloce, sciarpa sulla bocca e testa bassa, portavano a casa la busta della spesa con frutta e pane acquistati ai tre banchi sopravvissuti di Sant’Omobono ed al panificio Argentino.

Il silenzio irreale ti si appiccicava addosso: non erano le 18, era un’ora senza lancette. Le poche luci che rimanevano come unici punti di riferimento erano quelle delle farmacie e delle librerie: la Ghibellina di Borgo Stretto, la Libreria dei Ragazzi di via Case Dipinte e La Città del Sole di via San Francesco dove all’ingresso c’è un flacone igienizzante. Dalla Ghibellina precisano: «Facciamo rispettare le distanze. La libreria è molto grande e facciamo consegna a domicilio di libri».

Ieri mattina la situazione di contenimento del contagio tra piazza Garibaldi fino ad arrivare a via Carducci è andata al di là delle aspettative: non solo i negozi di abbigliamento, ma anche la maggior parte dei bar che fanno le colazioni erano serrati.

Qualche edicola aperta, due tabacchi e serpeggiava già un certo disorientamento da parte di chi si adopera a mantenere servizi essenziali come la vendita di generi alimentari. «Non è chiaro a che ora dobbiamo chiudere. Possiamo tenere aperto dopo le 18 o no?», dice un esercente del mercato ortofrutticolo. La risposta positiva in un video pubblicato ieri dal sindaco sui social.

Anche i ristoranti che a pranzo sono soliti essere aperti erano chiusi, così come i principali minimarket.

C’è chi si organizza con il take away, chi con la consegna a domicilio per dare un segnale di vicinanza e continuità del servizio visto che le consegne a domicilio di alcune catene di supermercati slittano al 22-23 marzo. —

Carlo Venturini

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