Gioco
Barbieri con la mascherina, ora come 101 anni fa Meri scova la foto nell’archivio cascinese
Premiata la ricerca di Gronchi tra i documenti della “Società operaia”: spunta un’immagine scattata in piena emergenza “spagnola”
pandemia ieri e oggi
«Qualche risultato nella difesa può anzitutto ottenersi ed il numero dei casi può essere ridotto quando si diminuiscono le occasioni dei contatti. Di qui le misure con tanta riluttanza adottate per ridurre gli affollamenti». E ancora: «Migliore risultato potrebbe ottenersi quando si riuscisse a persuadere alle difese contro la penetrazione nelle narici e nella bocca delle goccioline di saliva proiettate da coloro che ne stanno accanto e che pur non parendo possono essere infette».
Solo lo stile ci fa capire che non si tratta di un articolo recente, ma le parole sembrano quelle di un qualsiasi quotidiano di oggi, nell’era del coronavirus. Così, però, non è: si tratta, infatti, di un articolo che risale addirittura al 19 gennaio 1919.
CENTOUNO ANNI FA
Le pagine sono quelle della rivista “L’illustrazione italiana”, della quale molte copie sono custodite all’interno degli archivi storici della Società operaia di Cascina, l’associazione culturale che cura la memoria storica della città – e dei suoi mestieri – da più di un secolo e mezzo. Il virus di cui si parla, in questo caso, è quello che tra il 1918 e il 1920 causò l’influenza spagnola. Una vera e propria pandemia che, centouno anni fa, arrivò a contagiare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, portando a decine di milioni di morti. Addirittura, più di quanto non fece la Prima guerra mondiale. Un quadro sconvolgente, che dev’essere comunque rapportato alle condizioni igieniche dell’epoca e alla capacità dei sistemi sanitari di un secolo fa.
MEMORIA STORICA
«In questi giorni, con l’emergenza legata al coronavirus, ho pensato che forse anche nel nostro archivio potesse esserci qualcosa di attinente – spiega Meri Gronchi – ci ho perso un po’ di tempo, ma ne è valsa la pena». Gronchi, che fa parte della Società operaia, ha curato di sua iniziativa questa ricostruzione, che ha portato alla luce documenti e foto di un’altra epoca. «La Società operaia è nata nel 1863 e, per questo, ha una grande storia – continua – mi piace leggere gli eventi dell’attualità anche con gli occhi del passato». E a giudicare le foto ritrovate, con alcuni parrucchieri degli Stati Uniti che, mentre fanno barba e capelli, indossano una mascherina, ci è proprio riuscita. «Lo faccio con passione, è bello poter divulgare la nostra storia – prosegue – è interessante vedere, poi, come i discorsi che venivano fatti cento anni fa, sono molto simili a quelli che si possono leggere anche oggi».
UN RILANCIO
La Società operaia, divenuta associazione culturale dopo essere stata anche una società di mutuo soccorso e oggi presieduta da Antonio Martini, è una vera e propria colonna portante della memoria storica cascinese. Da pochi mesi, Gronchi ha attivato il profilo Facebook dell’associazione, riscontrando subito un certo interesse. «Non ci sono altre realtà come quella della Società operaia di Cascina, con così tanta storia e con un passato di questo tipo – commenta – al contempo, però, vogliamo anche renderci attuali, attraverso iniziative rivolte ai più giovani». L’obiettivo, dopo oltre un secolo di attività, è quello di rilanciarsi e di farsi conoscere maggiormente, soprattutto dai propri concittadini. «Forse l’associazione è poco conosciuta – conclude Gronchi – ma farla riemergere è stato facile per la grande potenzialità che, dopo tanto tempo, ha ancora». —
Pietro Mattonai
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