Italia
La grande bellezza diventa off-limits tra strade deserte e serrande abbassate
Quiete irreale in Corso Italia, parcheggi semivuoti, bar anche: così si presenta Pisa dopo il decreto di “zona rossa”
PISA. I volti sorridenti immortalati nei selfie diventano gli unici testimoni di un passaggio nei pressi della Torre più famosa al mondo. Una foto ai lungarni resta l’unica traccia di quello spettacolo “ampio, magnifico e ridente” esaltato da Leopardi e reso spettrale dal coronavirus. Un entusiasmo evanescente. Svanito dopo qualche click sullo smartphone. Prigioniero ancora per chissà quanto tempo delle mascherine che nascondono i sorrisi e mettono in mostra la paura.
La grande bellezza diventa off-limits per turisti e visitatori. Il cuore del turismo pisano ha smesso di battere e con esso si volatilizza l’anima universitaria della città.
Le serrande abbassate, i cartelli affissi ai negozi invitano ad una responsabilità sociale e diventano l’espressione di una semiparalisi del commercio. E chissà, tra qualche giorno anche il grido di dolore di decine di attività. L’Arno, con il suo lento avanzare verso il mare, diventa metafora dell’apparente flemma in cui è piombata Pisa. Semideserta nel giorno di debutto del decreto del presidente del consiglio che ha trasformato l’Italia in “zona protetta”.
Ammaliante nel mostrarsi spogliata delle grandi masse di persone che quotidianamente la attraversano, mette in evidenza i suoi lati nascosti. Al tempo stesso inedita. Avvolta nel silenzio. Raccolta in una spettrale immagine che in pochi giorni ha ribaltato la vivacità che caratterizza la città.
Le sirene di un’ambulanza, intervenuta per un sospetto caso di coronavirus (allarme rivelatosi poi infondato), rompe l’irreale quiete che da ieri mattina regna in Corso Italia.
Le insegne di decine di negozi ricordano quel dinamismo commerciale che contraddistingue l’arteria principale dello shopping cittadino, dallo scorso weekend andato lentamente scemando fino a convincere varie attività a sospendere momentaneamente le vendite. Mascherina, tuta, guanti. Sembra quasi il personaggio di un film fantascientifico il medico che si appresta a visitare l’ennesimo paziente che rischia di alimentare la lista di positivi al coronavirus. I pochi passanti lo scrutano. Osservano incuriositi, poi aumentano il passo lasciando l’ennesimo vuoto in uno scenario quasi lunare.
I parcheggi vuoti, il traffico quasi azzerato ha trasformato le strade in deserti di asfalto.
Il via vai di turisti, studenti, lavoratori e residenti tra Ponte di Mezzo, piazza Garibaldi e Borgo Stretto ha lasciato spazio ad un lungo corridoio caratterizzato da poche presenze e tavolini distanziati di almeno un metro nei bar e locali rimasti aperti.
“Chiuso”. “Locale chiuso”. “Apertura a data da destinarsi”. In piazza delle Vettovaglie sono i cartelli affissi alle serrande abbassate a raccontare un’emergenza che ha staccato la spina anche alla movida. I banchi del mercato di piazza Sant’Omobono inebriano di odori e profumi i vicoli semideserti. Osterie, trattorie e locali adeguano tavoli e postazioni alle misure di sicurezza in attesa di avventori con le quali sperimentarle.
Una spettrale via Santa Maria, tra negozi e ristoranti chiusi, sedie e tavolini vuoti, conduce in un’inedita Piazza dei Miracoli, dove i monumenti chiusi e le presenze quasi azzerate diventano lo specchio dell’emergenza. «No, non ho paura. Cerco di prendere tutte le precauzioni», dice una giovane turista spagnola che insieme ad un’amica ha raggiunto domenica scorsa Pisa, tappa di un tour italiano stravolto dall’emergenza coronavirus. «Dovevamo visitare anche Milano, Firenze e Roma e invece abbiamo iniziato a studiare il modo per tornare a casa in anticipo». Giù la mascherina. Torna il sorriso per il selfie d’ordinanza sotto la Torre. Click. La mascherina torna al suo posto. Il sorriso sparisce, l’entusiasmo svanisce.—
Danilo Renzullo
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