Gioco
Famiglia cinese dona duemila mascherine
Padre e figlia le hanno consegnate alla Croce Rossa. «Il nostro è un gesto per abbattere i muri del razzismo»
PISA. Dietro un semplice biglietto un grande gesto di solidarietà: la donazione di circa 2000 mascherine alla Croce Rossa di Pisa. «In una contingenza storica dove la paura, l’egoismo e il razzismo stanno prendendo il sopravvento, speriamo che questo gesto possa essere un esempio di unione, amore per il prossimo e solidarietà». Firmato: Famiglia Jin. A consegnare le mascherine all’associazione sono stati Irene Jin, pisana di nascita, ed il padre Shu Bin, imprenditore. Una famiglia che vive in Italia ormai da tre generazioni, a Pisa proprietaria del ristorante Oriente e con interessi nel settore tessile a Prato.
Nei giorni scorsi padre e figlia si sono presentati nella sede della Croce Rossa a Ospedaletto, portando un omaggio, particolarmente utile ed apprezzato, da destinare alla protezione personale dell’associazione, riconoscendo così l’attività e l’impegno della Croce Rossa e di opera nel mondo dell’emergenza sanitaria. Ad accoglierli il presidente del Comitato, Antonio Cerrai ed il direttore amministrativo, Francesco Zabbara, che hanno ringraziato i generosi benefattori. La storia ha inizio a gennaio, quando è scoppiata l’epidemia in Cina. Le notizie che arrivavano dal paese di origine della famiglia Jin erano tutt’altro che incoraggianti.
«Abbiamo deciso – spiega Irene – di ordinare un buon quantitativo di mascherine. L’uso di questa forma di protezione è diffuso nella cultura cinese. Per senso civico e rispetto la usiamo anche per un semplice raffreddore. Volevamo aiutare la Cina in questo momento difficile e la comunità cristiana, oltre che gli anziani». Un ordine da 3-4mila mascherine registrato quando ancora in Italia non era scoppiata la psicosi e i prezzi delle mascherine o le confezioni di Amuchina non erano ancora in vendita a prezzi stellari. «Abbiamo acquistato i primi pacchettini di mascherine e guanti a prezzi modesti – aggiunge – e due giorni dopo già venivano venduti a prezzi folli. All’inizio comunque pensavamo di mandarle in Cina e invece ci siamo resi conto che c’era bisogno di mascherine anche a Pisa». Dopo che Irene aveva pubblicato un post su Facebook, dicendo che la sua famiglia stava donando da settimane mascherine, ha cominciato ad avere alcune richieste. «Le abbiamo donate anche a parrucchiere, estetiste, impiegati, famiglie con anziani. Ma, ovviamente, la donazione più grande è quella alla Croce Rossa che a sua volta ha consegnato i dispositivi di protezione a chi ne era rimasto sprovvisto. Questo è il momento giusto per abbattere i muri del razzismo e noi abbiamo voluto fare il primo passo». La giovane, che prima dell’emergenza viveva tra Milano e Pisa, racconta di avere vissuto con grande disagio le prime notizie che arrivavano dalla Cina sulla diffusione del coronavirus. «I primo tempi noi cinesi siamo stati guardati da tanti con sospetto. I primi giorni sono rimasta chiusa in casa. Era imbarazzante incontrare certi sguardi, così come sono state inventate tante cose sui cibi mangiati dai cinesi, senza conoscere la nostra cultura, forse anche perché siamo una popolazione chiusa e questo dà la possibilità alle persone di immaginare situazioni che non hanno riscontro nella realtà».
Nei giorni scorsi Irene anche su Facebook si è lasciata andare a una sfogo contro gli atteggiamenti di razzismo contro i cinesi. «Quello che sta succedendo in questi giorni dimostra che l’epidemia non ha confini. Dobbiamo stare uniti ed aiutarci in questi momenti così difficili». —
Sabrina Chiellini
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