Attenzione
Coronavirus: piazza dei Miracoli deserta, chiusi i monumenti e niente rito della lucertola
Cosa ci sta scattando in testa? Parla la psichiatra Dell’Osso: «Gli interessi personali devono passare in secondo piano»
PISA. Una data “storica” quella di ieri. Piazza dei Miracoli, peraltro nella ricorrenza dei 100 giorni dall’esame di maturità e dunque a cose normali meta di migliaia di studenti-pellegrini (la tradizione vuole che porti fortuna accarezzare la mitica lucertolina di bronzo sulla porta centrale della Cattedrale) era vuota e i suoi monumenti chiusi, compresa la Torre.
Un’immagine che è conseguenza dell’applicazione delle misure anti-contagio e dimostra anche l’effetto dell’emergenza coronavirus nella testa delle persone. Cosa sia scattato nella mente dei cittadini proviamo a capirlo con l’aiuto dela dottoressa Liliana Dell’Osso, psichiatra e direttore della clinica psichiatrica dell’Università di Pisa. «I fatti relativi all’infezione da coronavirus hanno avuto molte conseguenze, parecchie delle quali perfettamente inutili, dannose o irrazionali. Iniziziamo con quella che dovrebbe essere la reazione corretta: il cittadino è oggi chiamato ad una presa di responsabilità che ci si aspetterebbe nascere dall’estensione di normali e comuni impegni quotidiani nei confronti della salute pubblica. Mi pare evidente che nel seno del pubblico dibattito emerga soprattutto l’impreparazione, l’approssimazione. In una parola, insomma, credo che manchi coscienza, in senso diffuso, di quella che è l’effettiva importanza di un comportamento civile e responsabile. La costituzione e la legge ci vogliono scrupolosamente dediti all’osservanza di determinate norme di comportamento. E la legge, come si suol dire, non ammette ignoranza. Nella testa delle persone c’è soprattutto confusione, a causa della dissonanza mediatica e dell’impreparazione».
Due gli atteggiamenti ai quali abbiamo assistito: la paura spesso irrazionale e il “Me ne frego, non riguarda me”. Come si fa fronte a questi due comportamenti che non aiutano nella gestione dell’emergenza?
«Bisogna scomporre il problema. Bisogna innanzitutto imparare dagli eventi presenti. In futuro si dovrebbe porre particolare attenzione nell’individuare e rendere noti canali istituzionali che diffondano notizie corrette e affidabili. La pagina dell’Ansa sui documenti istituzionali sul coronavirus, così come quella dell’Issn, sono dei buoni punti di partenza; ma certo non si può contare solo sulla loro efficacia (così come lo spot ministeriale con Amadeus). Occorrono notizie chiare, non ambigue e uniformi da parte dell’ambiente burocratico e amministrativo. In caso contrario, si rischia di alimentare due stati d’animo, entrambi derivanti da una comprensione parziale del fenomeno. Il primo è quello che minimizza la situazione, il secondo è quello dovuto al panico “morale”. Nel mondo pratico non ci dovrebbe essere spazio per questo genere di sentimenti: cosa dovremmo fare lo sappiamo. L’unico antidoto alle condotte non regolari è un’informazione chiara, trasparente, capillare, ed un controllo efficace che aiuti a indirizzare gli sforzi dei cittadini. Nel momento in cui la salute pubblica è a rischio, gli interessi personali devono passare in secondo piano: è giusto contemplare come reato la manifestazione di comportamenti potenzialmente rischiosi».
Cosa suggerisce alle persone per affrontare, anche sul piano emotivo, la situazione?
«Innanzitutto, occorre porre un poco di impegno nel documentarsi dai canali ufficiali della Repubblica su quanto divulgato in merito al Covid-19. E, fra le informazioni da interiorizzare, c’è quella relativa alla profilassi da tenere: igiene, attenzione, e moderazione dei contatti, più le norme specifiche a seconda dell’area. Non si deve scambiare il Covid-19 per il virus della fine del mondo, né dire “è solo un’influenza” in modo irresponsabile. Occorre capire che, allo stato attuale, il problema è non tanto quello di diventare vittime, ma di causare infezioni estese in fasce di popolazioni a rischio. Per questa ragione, scene come “movide improvvisate” per festeggiare la vittoria pisana del derby con il Livorno (giocato a porte chiuse proprio per impedire assembramenti) o esodi in massa verso il sud sono il genere di situazioni che vanno evitate. Il problema del piano emotivo, è che va filtrato e moderato dall’opportuno piano razionale. Per fortuna, la condotta razionale opportuna è già stata illustrata: limitare gli spostamenti, curare l’igiene, monitorare la salute propria e dei cari e in caso di sospetto chiedere un consulto a casa propria».
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