Sicurezza
Operaio positivo, gli insulti dei colleghi
È ricoverato e sulla chat aziendale lo accusano di essere un untore. La moglie: «Non sappiamo come sia avvenuto il contagio»
Non basta essere confinato in isolamento nel reparto di malattie infettive. Non basta restare lontano dai propri familiari, una moglie e due figli i minorenni che non sanno quando potranno rivederlo. No, l’operaio di 42 anni che da giovedì è ricoverato a Cisanello quando sente vibrare il cellulare e guarda il display sull’applicazione di WhatsApp è costretto a leggere frasi offensive. Sono quelle dei colleghi, non tutti. Qualcuno lo tratta da untore e lo offende. Sono pochi, ma fanno male.
L’operaio è risultato positivo al coronavirus giovedì.
Qualche minuto dopo l’esito del tampone era già nel reparto di malattie infettive dove da qualche giorno si trova anche il 38enne informatico di San Giuliano Terme. Gli altri positivi in provincia sono controllati a domicilio.
Sta bene, nonostante quello che gli è capitato e che lo debilita più a livello morale che fisico il 42enne residente a Pisa. È successo tutto in questa settimana convulsa, tra psicosi e precauzioni possibili, ma alla prova dei fatti non risolutive.
Alla moglie e ai due figli è stata notificata l’ordinanza del Comune con cui vengono invitati a una quarantena fiduciaria. Chiusi in casa per due settimane.
La signora risponde al Tirreno dal citofono di un palazzo condominiale della periferia.
«Mi spiace, ma non posso farla salire» esordisce con cortesia la moglie dell’operaio ricoverato.
«Non sappiamo ancora dove mio marito possa essere stato contagiato – riflette a voce alta la donna –. Non siamo andati da nessuna parte. Non ci siamo spostati nelle zone rosse. Può essere successo al bar. Ma davvero non ce lo sappiamo spiegare».
Il prologo al ricovero è comune a chi ha avuto in sorte il contatto con il coronavirus.
«Non stava bene da un paio di giorni – racconta la moglie –. Aveva qualche linea di febbre e respirava male. Allora, seguendo le indicazioni che leggiamo e sentiamo in questi giorni, abbiamo chiamato il 118 spiegando la situazione. È arrivata l’ambulanza con il personale sanitario che ha fatto il tampone. È risultato positivo e lo hanno portato in ospedale. È sanissimo e non ha mai sofferto di malattie particolari. L’ho sento al telefono, sta bene».
Al momento il nucleo familiare è in isolamento volontario. «Noi stiamo bene – conclude la signora –. Siamo negativi al tampone. Dobbiamo restare in casa fino al 19 marzo». Aspettando il ritorno di un padre e di un marito. —
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